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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

Vitalizi, sì alla riforma. Ma l’M5S scatena il caos a Montecitorio


A Montecitorio passa la sforbiciata proposta dal Pd ai vitalizi più pesanti degli ex onorevoli. Porterà a un risparmio da 2,4 milioni di euro l’anno. Ma ai Cinque stelle non basta, vorrebbero di più: applicare la Fornero anche ai deputati che in futuro andranno in pensione. La bocciatura diventa la scintilla che porta l’intero gruppo parlamentare grillino a scatenare una sorta di guerriglia “a zona”, su e giù e infine fuori dal Palazzo.Prima l’irruzione di forza e senza precedenti nell’Ufficio di presidenza della Camera, che spedisce un paio di commessi in infermeria. Poi le urla e i cartelli in aula che costringono a sospendere i lavori in piena diretta tv. Fino all’exploit del comizio in piazza: i “tribuni” Di Battista e Di Maio che arringano duecento militanti, megafono in mano e “Onestà, onestà”. Col vicepresidente della Camera acclamato per la prima volta dal coro “Presidente, Presidente”.Tutto accade nel pomeriggio. Proprio l’Ufficio di presidenza, organo di autogoverno guidato da Laura Boldrini, approva il nuovo regime dei vitalizi proposto dalla vicepresidente dem Marina Sereni, voto unanime con la sola assenza polemica del M5S. Prevede un contributo di solidarietà che i circa 2500 ex deputati vedranno decurtato per i prossimi tre anni dai loro vitalizi. Nei tre anni precedenti il taglio era stato solo del 6 per cento e a carico deipochi che percepivano vitalizi da 90 mila euro lordi l’anno in sù. La tagliola era scaduta nel dicembre scorso. Adesso torna in vigore e appesantita per i prossimi tre anni: il 10 per cento sui vitalizi dei 506 “ex” che percepiscono tra 70 e 80 mila euro l’anno; il 20 per cento fino a 90 mila euro; il 30 per cento fino a 100 mila; il 40 per cento per i vitalizi (sono circa 200) superiori a 100 mila. La notizia dell’approvazione del testo accende la protesta del M5S.In cinquanta loro deputati si presentano fuori dalla porta dell’Ufficio di presidenza protetta da un cordone di commessi. Tentano l’irruzione, uno di loro riesce a sfondare e a entrare in sala, tra spinte e commessi finiti per terra. Due di loro si faranno medicare in infermeria. La vicepresidente Sereni viene coperta da insulti e cori “vergogna” mentre scende le scale. In Aula in quel momento il governo sta rispondendo al question time. I cinquanta entrano anche lì coi cartelli con la scritta “#sitengonoilprivilegio”, alcuni si infilano sotto i banchi del governo. È il caos. Il vicepresidente di turno Roberto Giachetti sospende lavori, seduta e diretta tv. I partiti protestano.Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno già raggiunto la piazza. Duecento militanti urlano “vergogna” all’indirizzo del Palazzo. «So che c’è molta rabbia – li accende Di Maio, per loro ormai “il Presidente” – Ma dopo quanto avvenuto sappiamo che andremo al governo». La presidente della Camera Boldrini, dentro, parla di «metodi inaccettabili: il confronto non può svolgersi in un clima di minacce e intimidazioni». Il blog di Grillo torna ad attaccarla: «La Boldrini dovrebbe chiederci scusa in ginocchio per l’ennesimo sopruso».