la Repubblica, 23 marzo 2017
“Check point” e Palazzi blindati, così Roma prepara il vertice Ue
In un format che dimostra di non conoscere ormai altra declinazione “operativa” – la promenade di Nizza, il mercato natalizio di Berlino, l’aeroporto di Parigi Orly – e dunque immediatamente riconoscibile come figlio dell’Isis, a prescindere dalla sua rivendicazione e persino dall’identità e dalla storia del martire di turno, il sangue di Londra torna a ricordare all’Europa con quale minaccia è e sarà destinata a convivere per un tempo che nessuno, oggi, è in grado di stimare. E il cui calendario si muove e continuerà ad essere legato alla valenza simbolica degli obiettivi, piuttosto che alla ricorrenza delle feste cristiane, agli anniversari di morte (ieri cadeva quello delle stragi di Bruxelles), agli appuntamenti della politica europea. Come del resto è agevole constatare dallo stato di fibrillazione della macchina della prevenzione che di qui alle prossime quarantotto ore sarà chiamata a proteggere a Roma le celebrazioni dell’Unione per il sessantesimo anniversario dei Trattati.Il Suv usato come un carro della morte per falciare innocenti sul ponte di Westminster, i due coltelli branditi per finire e terrorizzare le proprie vittime, sono la pedissequa messa in atto delle istruzioni per l’uso del terrore che, ancora nell’autunno scorso, il periodico del Califfato,Rumiyah, affidava ai suoi militanti. Indicando quale genere di lame utilizzare («lunghe», possibilmente «ricurve», «saldate» ad un’impugnatura robusta e anatomica), in quali distretti vitali del corpo affondarle («trachea», «carotide», «cuore», «polmoni», «fegato», «reni») e quali vittime innocenti scegliere nel mucchio («isolate per prolungate campagne di terrore»). Il Suv e i coltelli di Londra sono le armi di una minaccia che le intelligence occidentali hanno da tempo battezzato “jihadismo istantaneo”, o “molecolare” se si preferisce, per segnalarne l’assoluta imprevedibilità, pervasività, efficacia, se è vero che, come ormai è evidente e come l’Isis ha compreso, la forza di un attentato terroristico non necessariamente si misura più in termini di numero delle vittime, ma nella capacità di passare indenne le maglie strette della prevenzione (e l’assalto solitario all’arma bianca o semovente, che in solitudine viene pianificato o “guidato” da remoto con chat protette in Rete, ha tempi di preavviso che si misurano in secondi. Quando si è cioè già manifestato) e di colpire lì dove questo consente di creare il massimo della risonanza emotiva, moltiplicando il sentimento di paura.Con questa consapevolezza, quella che, di fatto, ha trasformato l’analisi e percezione della minaccia del Califfato da «concreta e imminente», come si sarebbe detto ancora qualche anno fa utilizzando bussole e parametri del terrore ai tempi di Al Qaeda, in minaccia «concreta e immanente», questa mattina alle 9.30 il ministro dell’Interno Marco Minniti presiederà il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (il Casa). Sapendo come i fatti di Londra confermino che la partita della prevenzione, a cominciare dalle celebrazioni di sabato e domenica prossimi, non si giochi più sulle informazioni di intelligence scambiate con gli alleati, sugli spifferi di qualche informatore in terra infedele, o su segnali di «contesto». Ma su un ossessivo controllo del territorio. L’unico in grado di determinare se un atto isolato, se un assalto all’arma bianca o semovente, lungo un ponte, una strada frequentata, di fronte ai palazzi del Potere, possa trasformarsi o meno in una carneficina. Un controllo che, a Roma, imporrà un protocollo da stato d’assedio, come già annunciato negli ultimi giorni, nella scommessa che a questa nuova quotidianità della vita ai tempi del Terrore, finiremo per abituarci. E che i fatti di Londra, a maggior ragione, non lascino altra scelta che una celebrazione europea di fronte agli occhi del mondo in una condizione di auto- assedio. In cui i palazzi del Potere, esattamente come ogni altro luogo ad alto valore simbolico, saranno sigillati e resi impermeabili da un sistema di filtri capillare. In cui è escluso che possa passare anche solo una moto, piuttosto che qualcuno vestito di nero e magari senza un documento di identità da mostrare. Con una speranza, a sentire quanto, ieri sera, riferivano fonti qualificate della nostra Intelligence. Che lo shock di Westminster, le immagini di innocenti falciati su un ponte, disinneschino, ammesso ve ne fossero state o ve ne siano, le tentazioni annunciate di pezzi di antagonismo europeo di raggiungere Roma e le manifestazioni autorizzate che la attraverseranno in coincidenza con le celebrazioni dell’Ue per trasformare la giornata in una corrida.Oggi sapremo se la riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo si chiuderà con ulteriori indicazioni sul modello di sicurezza attiva e passiva già definiti per sabato e domenica. O se il capo della Polizia, Franco Gabrielli, sulla base delle informazioni che continuano ad essere raccolte in queste ore riterrà di dover ulteriormente stringere le maglie di una sorveglianza già strettissima. In questo senso, molto dipenderà anche da quanto polizia e intelligence inglese decideranno di condividere in termini di informazioni sui fatti di Londra. Informazioni che, fino a ieri sera, non erano arrivate.