la Repubblica, 23 marzo 2017
Coltelli e auto in corsa ma l’Isis non rinuncia agli attacchi in grande
Nel 2014, Mohammed al Adnani, responsabile delle operazioni internazionali dello Stato Islamico, lanciò un appello ai simpatizzanti in Occidente, invitandoli a prendere le armi contro gli infedeli ovunque li incontrassero. Disse anche che non avrebbero dovuto recarsi nelle terre sotto il controllo dello Stato Islamico, ma restare dove si trovavano. E come armi avrebbero dovuto usare tutto ciò su cui fossero riusciti a mettere le mani. Adnani fu assai esplicito: «Se non riuscite a trovare una bomba o delle munizioni, fracassate la testa [dell’ infedele] con una pietra, sgozzatelo con un coltello, investitelo con la vostra automobile, scaraventatelo giù dall’alto, soffocatelo, o avvelenatelo».L’idea di usare dei veicoli non era così nuova come sembrava: i terroristi usano automobili e camion per trasportare e far esplodere bombe fin dagli inizi degli anni ‘80. Anche in attentati precedenti si sono utilizzati autoveicoli senza che a bordo ci fossero esplosivi: già in precedenza li si è usati come semplici arieti. Uno degli attentati di più alto profilo nel Regno Unito è stato perpetrato nel 2013 e ha visto coinvolti due uomini che a Londra hanno investito con un’automobile un soldato fuori servizio, per poi accoltellarlo a morte. L’esortazione del 2014 di Adnani, però, ha avuto un impatto molto più grande rispetto a inviti simili precedenti. Adnani ha pronunciato il suo discorso poco dopo l’inizio dei bombardamenti aerei da parte della coalizione contro lo Stato Islamico. Risalgono al dicembre di quello stesso anno due incidenti verificatisi in Francia: il primo a Digione, il secondo a Nantes. In entrambi i casi gli autoveicoli furono guidati nell’evidente intento di investire dei pedoni. È stato lo Stato Islamico a ispirarli? Non è chiaro.Nel 2016, lo Stato Islamico ha ripetuto l’annuncio. Oggi questo sembra di gran lunga il modo più facile per portare a buon fine i loro obiettivi a lungo termine: terrorizzare i nemici, mobilitare i fiancheggiatori, polarizzare le comunità così da far dilagare la violenza il più possibile. A dicembre, a Berlino un rifugiato ha guidato un camion contro un mercatino di Natale, provocando la morte di 12 persone. Nel luglio scorso, a Nizza, un altro camion rubato è stato usato durante la parata del Giorno della Bastiglia per uccidere 82 persone. Entrambi questi attentati paiono ispirati dallo Stato Islamico. A novembre negli Stati Uniti uno studente ha usato un camion e dei coltelli per ferire 13 giovani in un campus dell’Ohio. Le sue motivazioni e le sue affiliazioni, tuttavia, sono meno evidenti.Al di là della semplice questione della tattica, quali sono le implicazioni a più vasto raggio di simili attentati?La prima è ovvia, benché spesso trascurata. L’invito di Adnani a usare armi improvvisate non era del tutto necessario: i terroristi da tempo usano qualsiasi cosa possa loro tornare utile. Gli attentati dell’11 settembre, da questo punto di vista, non furono un’anomalia. Quasi tutti gli attentati perpetrati nei 20 anni di questa attuale ondata di terrorismo associata all’estremismo islamico hanno previsto l’impiego di materiali che ci si può procurare senza difficoltà. Negli Usa negli ultimi 18 mesi ciò ha voluto dire potersi procurare fucili d’assalto. In Gran Bretagna, dove vige un rigido controllo sulle armi ed è estremamente difficile procurarsene, ciò ha voluto dire usare coltelli e automobili.La seconda implicazione è che di rado i terroristi di oggi inventano tattiche nuove: di solito adottano quelle che funzionano bene altrove, e quelle che adottano vanno a integrare e non a sostituire quelle precedentemente in uso. Di conseguenza non significa che lo Stato islamico abbia rinunciato al tentativo di organizzare e perpetrare attentati più tradizionali come quelli di Parigi nel 2015.In terzo luogo, anche se l’identità dell’attentatore di Londra non è ancora confermata, possiamo indovinare molte cose su di lui. Verosimilmente è un cittadino britannico. Sono circa duemila i britannici che si sono recati in Siria per unirsi alle fila dello Stato Islamico o di altri gruppi simili dall’inizio del conflitto siriano. Molto probabilmente, l’attentatore di ieri è anche collegato a network esistenti di attivisti. I cosiddetti lupi solitari che operano da soli sono veramente pochi. Forse, l’attentatore era noto ai servizi segreti e alla polizia. La percentuale di attentatori che in Francia e in Germania hanno colpito con successo ed erano già noti per comportamenti radicali è decisamente alta. Non ci sono ragioni per escludere che nel Regno Unito le cose possano andare diversamente. Anzi, l’attentato mostra in che modo la Gran Bretagna non faccia eccezione. Severe leggi sulla vendita di armi, il Canale della Manica, una tradizione fatta di multiculturalismo, un’esperta forza di sicurezza, nuove leggi che permettono una sorveglianza anche invadente sul singolo cittadino e l’impegno delle comunità sono sistemi che possono solo attenuare il pericolo. Nulla lo eliminerà del tutto.(Traduzione di Anna Bissanti)