La Stampa, 23 marzo 2017
Valentino Rossi, pilota rocker in pista a 38 anni
Rossi è pronto per l’ennesima tournée. Da vecchio rocker attira sempre un pubblico diverso: i seguaci innamorati, i giovani stupiti, le ragazze estasiate. Urla, baci, calca intorno. Non è più primo in classifica eppure continua a garantire il tutto esaurito, solo che di nome non fa Vasco, ma Valentino e il suo palcoscenico è la pista: un posto che chiede un tributo all’età. Lui la sorpassa.
Non fa i conti con gli anni e le stagioni che si porta dietro, nel senso che li ignora. Non si specchia nelle nuove generazioni che già hanno iniziato a vincere al posto suo e nemmeno le insegue come fossero un riflesso dei tempi d’oro. Non le mette in prospettiva, semplicemente ogni volta, in ogni nuovo campionato, in ogni singolo Gran Premio le sfida. E non sempre funziona. Lo superano, lo battono, non lo scalzano. Lui resta il poster, la faccia sopra la moto, il nome in cartellone, quello da mettersi dietro se vuoi davvero avere successo, il paragone, l’avversario ostico, il campione che sa come pescare il numero per stupire e pure l’appassionato che gioca ancora e di continuo al confine. In bilico su una due ruote. Affronta la nuova avventura con il capello rasato invece del ricciolo ribelle, con l’ansia di accelerare sul circuito del Qatar, prima puntata della nuova stagione, la numero 21. Reduce dall’ennesimo gossip che lo incolla all’ultima modella e affamato di provocazioni. Botte e risposte tra rivali che la velocità agita in un attimo. Quando vivi in equilibrio instabile, faccia a faccia con l’asfalto che quasi puoi toccare, tanto spremi la gravità, contare fino a dieci non è un’opzione. È un mondo istintivo: bisogna accettare il confronto, reagire di impulso, essere sbruffoni, alzare la posta, altrimenti in gara cadi e fuori scivoli e in questo terreno instabile e ormonale l’esperienza aiuta poco. Rossi ha rivali che hanno 15 anni meno di lui, nel suo sport la maturità è un rischio. Può usare quello che ha imparato non sfruttare quello che ha vinto, altrimenti tutti starebbero a ricordagli chi era e invece lui lascia la carriera ai box. Sopra la moto può dimenticare il suo nome e la sua età che ritrova tutta intera ogni volta che parcheggia, quando rimette i piedi per terra e si guarda intorno. Per poterlo davvero superare dovrebbero prima raggiungerlo, ma è difficile che qualcuno riesca a mettere insieme nove Mondiali. Per potersi davvero superare dovrebbe rivincere, ma è difficile gestire la concorrenza se manca così poco ai quaranta. Solo che questi sono calcoli, nessun rocker lì fa e Rossi non corre contro se stesso, ma contro piloti freschi. Per farlo davvero si mette al loro livello. Da adolescente lo chiamavano Dottore e oggi rinuncia alle lauree che sanno di pensione. Vuole ricominciare da zero un’altra volta, e stare alle regole di un circuito di ragazzini e comportarsi come loro perché non c’è altro modo di muoversi lì in mezzo. In equilibrio instabile tra il mito e ridicolo. Valentino osa alla ricerca di un’altra impennata. Per dichiararsi, forse, soddisfatto e inderogabilmente adulto. Purché sia solo dopo aver tolto il casco.