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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

Gli ebrei lasciano la Francia

Negli ultimi cinque anni, già trecento famiglie ebree di Tolosa hanno lasciato la città francese per trasferirsi in Israele perché non si sentono più sicuri dopo aver ricevuto insulti e minacce. Un cambio di vita deciso per molti di loro dopo l’attentato alla scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa per mano del terrorista Mohamed Merah che il 19 marzo 2012, alle 8 del mattino, uccise tre bambini e un rabbino.
Un massacro che è stato uno shock per Jean-Michel Cohen, dentista di 49 anni, che quella mattina aveva accompagnato il figlio a scuola, come d’abitudine. Dopo due anni e mezzo dall’attentato, Jean-Michel Cohen ha lasciato Tolosa per Tel Aviv con la famiglia come ha raccontato a Le Figaro. Spiega che da molto tempo lui e la moglie avevano il progetto di fare la loro Alya recandosi in Israele e l’attentato ha accelerato la decisione. «La situazione era diventata insopportabile e avevo paura per i miei parenti», ha detto, «qui è il paradiso e siamo in sicurezza».
Tolosa è stata la città francese più toccata da questa migrazione degli ebrei (ce ne sono 12-15 mila, secondo il consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif). A Tel Aviv, Jean-Michel Cohen non può esercitare perché il suo titolo non è equivalente ma è in arrivo una legge al riguardo. Così dà lezioni di tennis e partecipa ai tornei internazionali. La coppia ammette di aver ritrovato una certa serenità. «I miei bambini vanno a scuola a piedi senza preoccupazioni e sono più liberi che in Francia», ha affermato, «qui le persone sono nazionaliste, amano il proprio paese e lo rispettano. Niente graffiti sui muri, in autobus si alzano per cedere il posto a un anziano, tutti rispettano la legge, e il punto di forza è la collaborazione. In Francia una buona parte di questi valori si è persa», lamenta Cohen che condivide questo sentire con Laurent Mardoukh, 47 anni, che quattro anni fa ha lasciato Tolosa per Netanya.
«Dopo l’attentato alla scuola abbiamo ricevuto insulti antisemiti e minacce di morte. In questa situazione mi era impossibile immaginare un avvenire a Tolosa per la mia famiglia», ha sostenuto su Le Figaro. E infatti dieci mesi dopo l’attentato Laurent è partito con moglie e tre bambini (uno dei quali aveva frequentato la scuola ebraica dove è avvenuto l’attentato). Entrambi lavorano: la moglie nel dipartimento educazione del comune e lui nell’immobiliare, dopo un periodo di osservazione. I figli hanno imparato la lingua in pochi mesi e adesso sono bilingue. Grazie a un sistema educativo orientato all’infanzia hanno appreso molte cose come la Torah, lo sviluppo artistico e più genericamente la propria realizzazione personale. «Abbiamo impiegato troppo tempo a decidere di partire e il solo luogo dove un ebreo può sentirsi sicuro è Israele. Incoraggiamo altre famiglie a fare altrettanto», si legge sul quotidiano francese che racconta anche la storia di Audrey, docente di francese e storia, che nel 2014 si è trasferita a Hadera con marito (che a Tolosa insegnava nella scuola dell’attentato) e quattro figli.
Dice di essere partita per esasperazione. «Non potevo più sentire che Mohamed Merah è un eroe, un martire». Certo, spiega a Le Figaro, è difficile lasciare un paese dove si è vissuto quarant’anni e ricostruire una rete sociale; amici e famiglia ci mancano; mio marito ha dovuto cambiare parecchi lavori, ma una cosa è certa: ci sentiamo meglio qui e i miei figli portano la kippah senza problemi, e questo è importante. «Imparare la lingua è stato difficile, e abbiamo potuto contare sull’aiuto della comunità francese, che è numerosa in Israele».