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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

Rialzo dei tassi e rischio politico, le incognite per i costi del 2017

Nel 2017 il costo medio in asta per il Tesoro non batterà il minimo storico toccato nel 2016 allo 0,55%, a giudicare da come si sono mossi i rendimenti a medio-lungo termine dei titoli di Stato negli ultimi mesi e dalle previsioni prevalenti di risalita dei tassi sulla parte più breve della curva. Il BTp decennale in area 1% dell’agosto 2016 sembra preistoria. I BTp a 15 anni in meno di un anno sono passati dall’1,40% al 2,80%, il trentennale da sotto il 2% ora è al 3,40%. E i tassi negativi dei BoT potrebbero avere vita breve, secondo i traders.
Le condizioni straordinarie dello scorso anno e del 2015 non dovrebbero ripetersi, ma proprio perché eccezionali: e questo non è un male perché il costo del rifinanziamento del debito pubblico italiano dovrebbe tornare a salire idealmente in un contesto di normalizzazione, cioè il passaggio dal timore di deflazione e recessione a un’inflazione al 2% e crescita tonica. Qualcosa però può andare storto: il costo del rifinanziamento del debito pubblico potrebbe iniziare a risalire quest’anno solo perché il mercato inizierà a scontare nei prezzi il tapering, la riduzione degli acquisti del QE della Bce, e a rivalutare il rischio sovrano sulla base dei fontamentali. Se l’Italia dovesse arrivare impreparata all’appuntamento del tapering, con un rischio politico fuori controllo e Pil molto gracile, lo spread – tenuto artificialmente basso dal QE – potrebbe tornare velocemente sopra i 200 punti. Ciaran O’Hagan di SocGen vede il BTp decennale oltre il 3% a fine anno e Bund all’1%, per via di tapering ed elezioni italiane. Peter Chatwell di Mizuho teme che un rialzo del tasso delle deposit facilities (a -0,40%) prima di fine anno potrebbe innescare un violento sell-off, portando il Bund allo 0,20% e il BTp oltre il 3% sul rischio di elezioni italiane da esito incerto: mentre una Bce accomondante consentirebbe al BTp di chiudere l’anno al 2%.
Il costo del rifinanziamento del debito pubblico dovrà fare i conti quest’anno anche con le attese e le promesse della politica fiscale ed economica di Donald Trump e le mosse sia pur prudenti della politica monetaria della Federal Reserve. Resta da vedere l’ effetto trascinamento dell’eventuale rialzo dei rendimenti dei Treasuries: i tassi sulla parte lunga della curva si muovono sempre rapidamente. L’Italia poi resta periferica e strutturalmente vulnerabile con debito/Pil al 133%:qualsiasi fuga verso la qualità,dovuta a Brexit o Grexit o attentati di stampo terroristico, spinge puntuale all’insù il rendimento dei BTp.
Non da meno, i fattori tecnici hanno il loro peso: «L’iniezione di liquidità dell’operazione TLTRO può essere un sostegno ai BTP in aggiunta al programma di acquisti PSPP della Bce. Per contro l’attesa sul mercato di un rialzo dei tassi della Bce prima dell’inizio del tapering sta già esercitando una pressione all’insù sulla parte breve della curva e sui tassi OIS e swap, anche se mi attendo il tapering sarà molto graduale e lento» commenta Elia Lattuga, fixed income strategist di UniCredit Research, secondo il quale «lo spread BTp/Bund potrebbe chiudere l’anno attorno a 150 punti in uno scenario macro di ripresa economica che l’Italia è in grado di cavalcare bene».