La Gazzetta dello Sport, 23 marzo 2017
F1, allarme consumi: piloti costretti a rallentare?
Gli esordi nascondono sempre insidie ed anche questa volta la tradizione sembra essere rispettata. Mentre il GP d’Australia sta per iniziare, nel paddock aleggia un dubbio, tutt’altro che secondario, nato nel corso dei test al Montmelò. Si tratta del consumo di carburante. Nonostante, infatti, l’incremento di 5 chili, concesso dal regolamento rispetto ai 100 a disposizione sino allo scorso anno, i dati raccolti nelle prove hanno evidenziato che l’elevato grip generato dal maggiore carico aerodinamico e dalle gomme più larghe consente ai piloti di mantenere il piede sull’acceleratore molto più a lungo, incrementando di conseguenza i consumi. Questi, pare, renda insufficiente quei cinque chili in più a bordo, e che nelle simulazioni i team abbiano dovuto constatare quanto questo parametro possa condizionare le strategie di gara, costringendo i piloti in alcune fasi ad una Economy run per coprire l’intera distanza di gara.
STRATEGIA Melbourne non è uno dei tracciati più penalizzanti sotto questo profilo, ma altri come Montreal potrebbero essere particolarmente ostici. Come noto il flusso di carburante è limitato per regolamento a 100 kg/ora e monitorato dal «flussometro» della Fia che impone dal 2015 un flusso pressoché costante compreso tra 90 e 100 kg/h, per evitare che i team possano sfruttare picchi superiori al massimo consentito, compensati da altrettanti picchi molto inferiori.
SQUALIFICA Proprio a Melbourne tre anni fa, il primo dell’era ibrida, a Daniel Ricciardo fu tolto il 2o posto per un errato settaggio di questo dispositivo, che avrebbe consentito all’australiano di superare il limite di consumo. Un secondo episodio vide sempre protagonista Ricciardo in Giappone, lo stesso anno. Da allora non si sono più verificati episodi di questo tipo ed è utile ricordare che la power unit Mercedes, vincitrice degli ultimi tre titoli, e considerata la più potente sullo schieramento non abbia mai toccato il limite massimo. È noto però che per imbarcare un quantitativo più alto di carburante, (in litri), aggirando «legalmente» il limite di consumo istantaneo e del carburante imbarcato, (entrambi in kg), si sia fatto ricorso a benzine con densità sempre più bassa. Cosa non priva di rischi perché la maggiore volatilità del carburante può generare fenomeni di detonazione a causa dell’accensione spontanea della miscela, causando il cedimento del propulsore. Inoltre, la spesso contestuale adozione di una miscela aria/benzina, «smagrita» tramite le mappature fuel saving, comporta l’innalzamento delle temperature in camera di scoppio, minando l’affidabilità.
SOLUZIONI Per superare il problema, i motoristi hanno migliorato lo scambio termico dei propulsori endotermici, riducendo gli attriti interni. Pare che, a tale scopo, la Mercedes bruci in camera di scoppio anche olio, consentendo di mantenere sotto controllo l’incremento delle temperature interne.