Libero, 22 marzo 2017
«Voglio un’azienda felice. Così ho dato 1.500 euro ai dipendenti che fanno figli»
Si considera un “ripopulista” Roberto Brazzale, titolare della più antica attività lattiero casearia italiana, la Brazzale Spa, che ha lanciato la sfida del baby bonus di 1.500 euro per ogni nuovo nato in azienda. E non è cosa da poco, visto che l’80% degli oltre 500 dipendenti sparsi tra il quartier generale di Zanè, in provincia di Vicenza, e la Repubblica Ceca ha un’età compresa tra i 20 e i 45 anni.
Una decisione, quella di premiare chi mette al mondo dei figli, che ha creato scalpore in un momento in cui capannoni vuoti e cancelli sbarrati tradiscono una crisi che non ha risparmiato nemmeno l’alto vicentino. Una lenta agonia dal 2009 in poi, con 23.000 imprese in meno in Veneto in 7 anni, secondo gli ulti-
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mi dati della
Cgia di Mestre,
a cui il Gruppo
caseario vicenti-
no ha reagito
con una sferza-
ta di positività e
una scommes-
sa umana sul
futuro: una inte-
ra mensilità al-
le neo mamme
o ai neo papà, senza vincoli di reddito, che verrà consegnata esattamente ad un mese dalla nascita. Scarpa grossa no, cervello fino si, per questo avvocato vicentino di 54 anni, aplomb inglese e pragmatismo veneto, al timone di un’azienda nata nel 1784 e diventata un colosso del settore lattiero-caseario, con un fatturato complessivo di 150 milioni di euro all’anno, 10 milioni di chili burro e 15 milioni di chili di formaggio all’anno prodotti, un milione e mezzo di clienti nella catena al dettaglio nella Repubblica Ceca della Formaggeria Gran Moravia, e sei stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo.
Un imprenditore che si autodefinisce “eretico”, il cui obiettivo non è solo dare un sostegno economico ai neogenitori, «ma far sentire che l’azienda è felice quando i suoi dipendenti riescono a realizzare dei progetti di vita». Condizioni per avere il Baby Bonus: almeno 2 anni in azienda, anche in caso di adozioni, e per ogni figlio successivo il dipendente avrà diritto ad un nuovo Bonus con la sola maturazione di almeno un altro anno di lavoro nel Gruppo. L’iniziativa arriva in un momento buio per le nascite in Italia, che nel 2016 hanno subito un ulteriore crollo del 6%. «Il calo demografico è certamente conseguenza di una regressione economica ammette Roberto Brazzale ma è anche figlio di una cultura che si è affermata nel nostro Paese negli ultimi decenni: quella di una avversione sociale ed economica al rischio, che si traduce in sfiducia nel futuro e nei propri mezzi». «Siamo diventati una società sterile e vecchia, incapace di procreare sia in termini fisici, che economici e culturali». Un pessimismo che in ambito personale porta a rinunciare alla famiglia, e in ambito economico induce atteggiamenti corporativi, protezionistici, e ostili all’innovazione. Una analisi lucida quella dell’imprenditore vicentino, che è da sempre uno dei paladini del No Euro. La moneta unica per il patron della Brazzale Spa, è colpevole di aver danneggiato enormemente il tessuto produttivo del paese.
«Anche noi abbiamo dovuto sopprimere alcuni rami d’azienda in Italia a causa della insostenibile parità di cambio con la Germania, che impedisce di compensare attraverso la svalutazione i sovracosti dell’inefficiente sistema italiano».
Grazie all’espansione internazionale nella Repubblica Ceca, la Brazzale Spa è riuscità però a reagire alla crisi, raddoppiando anche i dipendenti in Italia. «L’Euro è l’ultima follia ideologica del 900 conclude il creatore di Gran Moravia e porterà anche a gravissime tensioni tra paesi debitori e creditori; la locomotiva veneta e il resto del Paese potranno riprendere a marciare come un tempo solo con un ritorno alle valute nazionali e a una profonda riforma dello Stato».