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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

Ritrovata la maglia del Super Bowl di Brady. A casa di un messicano

Ogni grande Storia con la «s» maiuscola vuole il suo Graal. Nel caso dell’epica vittoria del Super Bowl conquistata lo scorso 5 febbraio dai New England Patriots al supplementare in rimonta su Atlanta, entrata sotto la voce leggenda nella narrativa sportiva di tutti i tempi, il Graal era il simbolo del più grande: la maglia di Tom Brady, leader e quarterback dei Pats, portati sulle sue spalle sul tetto del mondo per la quinta volta (la quarta con lui mvp). La gloriosa divisa bianca numero 12 con cui è entrato negli annali era sparita nel dopo partita. Un video della Nfl immortalava Brady che negli spogliatoi diceva al proprietario dei Patriots, Robert Kraft: «Qualcuno mi ha rubato la maglia». Ottenendo in risposta un «Sarà meglio che tu guardi su Ebay», perché lassù al settimo cielo non è che si può guardare proprio a tutto. Valore stimato del maltolto: mezzo milione di dollari. Quarantatré giorni dopo, l’annuncio della Nfl: maglia ritrovata, «in possesso di un membro accreditato dei media internazionali», identificato con una caccia all’uomo da lotta al terrorismo: dispiegati la security della Nfl e dei Patriots, la Fbi e il procuratore federale John Durham. Il capo della polizia di Houston, la sede del Super Bowl, ha dovuto affrettarsi a puntualizzare che trovare la maglia non era diventata la priorità in una città che ha un certo tasso di crimini violenti. «Ma non potevamo permettere – ha spiegato – che qualcuno venisse a metterci in imbarazzo a casa nostra».
MESSICANO Il colpevole, ora esposto al ludibrio planetario, è stato individuato in Martin Mauricio Ortega, già direttore del tabloid messicano Diario La Prensa. Incarico lasciato improvvisamente a metà marzo adducendo motivi familiari. Un paio di giorni prima, il 12 marzo, a casa sua era stata trovata la maglia di Brady. Anzi, le maglie: pure quella del Super Bowl di due anni fa, anche allora da campione e mvp, la cui sparizione non aveva attirato le stesse attenzioni. Così come il casco del Super Bowl dell’anno scorso dell’mvp Von Miller, linebacker dei Denver Broncos, anche questo a casa Ortega. Tre cimeli da urlo, un patrimonio.
RIPRESE Forte anche del senso di impunità dopo i due precedenti, a incastrare Ortega (accreditato ma a Houston in vacanza, non per lavoro) è aver realizzato l’audace colpo semplicemente nel posto con più telecamere di tutto il mondo, il Super Bowl. Un video già diventato virale lo immortala mentre esce dagli spogliatoi con l’accredito al collo e qualcosa nascosto sotto al braccio sinistro. Altre riprese lo hanno colto sul fatto: entrato nello spogliatoio dietro il coach Bill Belichick, ha approfittato del minuto di assenza di Brady, andato a detergersi il volto dalle strisce nere sotto gli occhi, per prendere la maglia che faceva capolino da una borsa nera con gli effetti personali del quarterback, metterla in una busta e allontanarsi. Per identificarlo, riferisce Espn, le indagini hanno riesaminato le foto di tutti i 20.000 accreditati, restringendo la rosa a 1400 sospetti e fermandosi al numero 847: Ortega. Che al momento non è in arresto né accusato di nulla, anche se potrebbero essergli contestati reati federali come il trasporto oltreconfine di beni rubati. «Ci imbarazza. Dà un pretesto all’offensiva anti-messicana. Dovrebbe essere punito», ha twittato l’ex presidente del Messico Felipe Calderon riferendosi alla politica di Trump e alla volontà di costruire un muro lungo il confine. Facezie in confronto alla riconquista del Graal.