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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

Scozia. Whisky, petrolio e tweed. Che Paese sarebbe con il divorzio da Londra

EDIMBURGO Tutto di legno, in classico stile nordico, il parlamento scozzese evoca la Scandinavia, piuttosto che la Gran Bretagna. In questo guscio di noce si alza in piedi una piccola donna in giacca e scarpe rossi. «Nove mesi fa, la Scozia ha votato 62 a 38 per cento per restare nell’Ue», dice Nicola Sturgeon, premier del governo autonomo. «Da allora abbiamo offerto ogni sorta di compromesso a Theresa May. Li ha ignorati. Per restare in Europa, non ci resta che un nuovo referendum per l’indipendenza. Una scelta democratica sul nostro futuro». Londra, per ora, glielo rifiuta. Se stamane il parlamento di Edimburgo voterà a favore della proposta della sua leader, tuttavia, per Downing Street sarà rischioso respingerla. «Sta a noi decidere che tipo di paese vogliamo essere», afferma la novella Braveheart scozzese. Ma come sarebbe una Scozia indipendente?
PETROLIO
La dura pietra grigia delle casette di Aberdeen è ingannevole: la “città di granito” ha il secondo più alto reddito pro-capite di tutta la Gran Bretagna dopo Londra. In quelle modeste abitazioni vivono gli operai più ricchi del regno: i lavoratori dell’industria petrolifera del mare del Nord. Ma quel patrimonio sommerso, che secondo gli indipendentisti farebbe della Scozia una “seconda Norvegia”, potrebbe esaurirsi presto: «Ne rimangono appena 11 miliardi di barili, la metà di quello che c’è secondo Edimburgo», calcola il professor Alex Kemp, geologo dell’Aberdeen University. E gli introiti fiscali che la Scozia ne ricava sono calati, per il declino del prezzo del greggio, da 10 miliardi di sterline l’anno nel 2011 a 60 milioni di sterline nel 2015.
WHISKY
Un anno fa la Scotch Whisky Association (Swa) si è trasferita da una vecchia sede nel West End di Edimburgo a futuristici uffici nel quartiere high-tech. Il trasloco sottolinea la dimensione globale del liquido ambrato: grazie all’espansione in nuovi mercati come Russia e Cina, il whisky scozzese ha 5 miliardi di sterline di fatturato annuo, crea 40 mila posti di lavoro e apre una dozzina di distillerie ogni dodici mesi.
«La Brexit ci preoccupa», ammette Julie Kesketh- Lair, amministratore delegato della Swa. «Speriamo che non provochi l’imposizione di dazi doganali. La nostra associazione era schierata per rimanere nell’Ue». Sull’indipendenza lei non si pronuncia. Invece William Grant, del whisky omonimo, donò 100 mila sterline alla campagna per restare nel Regno Unito nel referendum del 2014.
TURISMO
Nonostante il freddo (sole invernale, 5 gradi di temperatura, spruzzata di neve sulle montagne intorno), la coda per visitare il castello di Edimburgo è lunga. «Siamo la seconda città più visitata del Regno Unito dopo Londra», si compiace Mike Cantley, direttore di Visit Scotland, l’azienda di soggiorno locale. L’anno scorso 15 milioni di turisti sono venuti in Scozia, attirati anche da laghi (compreso quello del presunto mostro di Loch Ness) e bellezze naturali. Peccato soltanto che il Vallo di Adriano, grande muraglia costruita 2 mila anni or sono dai Romani per tenere fuori dall’Impero i barbari, con i suoi 100 mila visitatori l’anno sia completamente situato in territorio inglese.
MONARCHIA
«La regina Elisabetta continuerebbe a essere il nostro capo di Stato», promette l’ex-premier scozzese Alex Salmond. Del resto lo è pure in Canada e Australia. Le lascereste anche il suo adorato castello di Balmoral? “Sì”, taglia corto Salmond. Quando sul trono salirà Carlo, si vedrà.
NUCLEARE
Nel fiordo di Falsane, vicino a Glasgow, c’è la base dei sottomarini britannici armati con missili nucleari Trident. «Ma la Scozia indipendente sarà nuclear- free», garantisce Peter Burnt, esperto della Scottish Campaign for Nuclear Disarmament. Con meno rischi. E meno tasse destinate alla spesa militare.
BUDGET
Nel 2016 il pil scozzese è cresciuto dello 0,7 per cento rispetto al 2,4 nazionale, nota lo Scotland Herald, maggior quotidiano di Edimburgo, e il deficit, al 10 per cento, è il doppio di quello britannico. «L’indipendenza», ammonisce Ruth Davies, leader dei Tories scozzesi, «costringerebbe ad aumentare le tasse o tagliare la spesa pubblica». Scelte a cui la Scozia si oppone, decisa a fornire sanità e istruzione universitaria gratuite.
TWEED
È una nicchia e un fiore all’occhiello: le Ebridi esterne, appena 26 mila abitanti, sono l’unico produttore al mondo di Harris Tweed, tessuto che la popolazione dell’arcipelago fabbrica a mano. «Nel 2016 ne abbiamo confezionati un milione di metri, due volte la produzione del 2010, con 20 milioni di sterline di fatturato», fa i conti il sarto Angus Mackenzie. C’è un problema, però: se la Scozia otterrà l’indipendenza dal Regno Unito, le Ebridi minacciano di chiedere l’indipendenza dalla Scozia.