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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

Fondi alle figlie di 15 anni lascia ministro francese. E nuova tegola per Fillon

PARIGI Appena qualche giorno fa era all’aeroporto di Orly subito dopo l’attacco contro i militari. Il ministro Bruno Le Roux è l’ultimo caduto degli scandali di questa campagna elettorale che, con nuove pesanti rivelazioni anche su soldi presi da François Fillon nelle suoi legami con Vladimir Putin, si sta trasformando in una sorta di Mani Pulite in salsa francese. Il titolare dell’Interno è stato costretto a dare le dimissioni dopo le rivelazioni della stampa sui soldi intascati dalla sua famiglia quando era deputato. Le Roux ha stipendiato le due figlie come assistenti parlamentari. Oltre ventiquattro contratti in qualche anno per un totale di 55mila di soldi dello Stato. Come per il candidato della destra François Fillon, il sospetto è che l’attività parlamentare dei parenti non ci sia mai stata. Nel caso di Le Roux le figlie avrebbero fatto le assistenti quando erano minorenni e frequentavano ancora il liceo. In altri contratti successivi durante l’estate le giovani avevano già altri lavoretti, spesso all’estero, e quindi sembra difficile che abbiano potuto conciliare le varie attività.
È un duro contraccolpo per la sinistra che per settimane ha messo sotto accusa Fillon e il Penelopegate. Ora si scopre che il candidato della destra è in buona compagnia. Secondo l’ultimo calcolo di Le Monde, un deputato su sei ha ancora a busta paga un parente: moglie, figli, cugini. Un così fan tutti, senza distinzione tra destra e sinistra. Assumere famigliari non è vietato in Francia, a patto che ci sia una reale attività in cambio della remunerazione che non dovrebbe essere superiore ai 4800 euro. Come si è lasciato sfuggire l’ex direttore della campagna elettorale di Fillon, Patrick Stefanini, per molti deputati far figurare nomi di parenti tra i propri assistenti è considerato un modo di “arrotondare” l’indennità parlamentare. Le dimissioni del ministro dell’Interno socialista mostrano che il sospetto può toccare tutti. La procura ha aperto ieri un’inchiesta sulle nuove rivelazioni. Le Roux ha smentito che i contratti alle figlie siano impieghi fittizi ma intanto la sinistra ha voluto prendere subito provvedimenti con la sostituzione del ministro mentre i Républicains, dopo essersi divisi per settimane, hanno deciso di mantenere la candidatura di Fillon nonostante lo scandalo sia tutt’altro che archiviato.
Il candidato della destra è stato ufficialmente indagato una settimana fa, creando una situazione mai vista nella Quinta Repubblica: in passato altri candidati hanno avuto problemi con la giustizia ma mai così a ridosso del voto. Ieri si è saputo che l’accusa contro l’ex premier si è aggravata con l’aggiunta dei reati di “falso e truffa”. Gli inquirenti hanno acquisito all’Assemblée Nationale dei documenti che lasciano pensare che i Fillon abbiano prodotto falsi per giustificare il quasi milione di euro di stipendi versati in famiglia. E il Canard Enchaîné – che aveva già lanciato il Penelopegate a fine gennaio – ora allarga le rivelazioni su potenziali conflitti di interessi del candidato dei Républicains attraverso la sua società di consulenza 2F. Secondo il giornale, l’ex premier ha ottenuto due anni fa 46.500 euro in due tranche per organizzare un incontro tra il capo del colosso petrolifero francese Total, Patrick Pouyanne, il miliardario libanese, Fouad Makhzoumi, conosciuto come “il re degli oleodotti”, e il presidente russo. L’accordo prevedeva «di svolgere un ruolo di lobbying con aziende russe, algerine, del Gabon, della Costa d’Avorio e francesi» per l’acquisto di oleodotti. Secondo il settimanale, gli incontri con Putin e con l’amministratore delegato di Total, Patrick Pouyanne, già capo dello staff di Fillon quando era ministro delle Telecomunicazioni, si sono svolti in occasione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo nel giugno 2015. Una notizia che, se confermata, rilancerebbe le insinuazioni sulle relazioni pericolose di Fillon con Mosca. A un mese dal voto, la campagna per le presidenziali rischia di essere ancora scandita dai sviluppi giudiziari.