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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

Susanna Camusso: «Poca trasparenza sulle nomine. Renzi continua a decidere da solo»


Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, il governo ha cancellato i voucher: missione compiuta?
«Il governo non aveva scelta: per evitare il referendum doveva cancellare i voucher e intervenire sugli appalti. Siamo contenti perché è stato riconosciuto che il voucher è uno strumento di precarietà. Ora il governo si è impegnato a un intervento per portare normalità e legalità nel sistema degli appalti».
Sono in tanti a lamentarsi dell’abolizione, piccoli imprenditori, negozi, servizi, turismo e famiglie.
«Per le famiglie c’è la nostra proposta di legge, ma ricordo che rappresentano solo il 3% dei quasi 150 milioni di voucher dell’anno scorso. Ci sono categorie che hanno usato i voucher come sostitutivo di forme contrattuali più stabili. Ma il lavoro va pagato. Su questo non si discute».
I Mini Jobs, sul modello tedesco, la convincono?
«È la solita tendenza a guardare l’erba del vicino, anche se non si sa come è fatta. I mini jobs sono lavori con pieni diritti. Ma arriva fuori tempo massimo. In Germania ha creato povertà, tanto che proprio lì per rimediare stanno pensando di superarli».
Vi ha creato imbarazzo la vicenda dei voucher utilizzati dai pensionati della Cgil?
«Era meglio se non fosse successo. Ma si trattava di alcuni pensionati e non certo di lavoratori inquadrati».
Renzi al governo avrebbe abolito i voucher?
«Secondo voi Gentiloni non l’ha consultato?».
Forse sì.
«Ecco, appunto».
Come si risana Alitalia?
«Per la terza volta nel piano ci sono soprattutto tagli a stipendi e al personale e nessuna idea di sviluppo. Non abbiamo una politica del trasporto aereo, finanziamo le low cost e poi diciamo che lo Stato non c’entra nulla con Alitalia».
È favorevole a un intervento pubblico?
«Non propongo una nazionalizzazione, né un intervento pubblico diretto. Non è questo il tempo e c’è un socio privato come Etihad. Però non vedo cosa impedisca una forma di intervento, una garanzia pubblica per assicurare la transizione. Ho visto ministri nettamente contrari su questo, io sarei più cauta. L’idea che non ci sia un vettore che rappresenta l’Italia è una scelta molto diversa da quella fatta da altri Paesi».
Cosa chiede all’azienda?
«Di spiegarci la strategia. Vorremmo che questa discussione fosse vera, non solo sul costo del lavoro. C’è un piano dei tagli, 2 mila in meno, stipendi ridotti. Ma non si dice che cosa vuole essere Alitalia. Bisogna puntare ad alleanze che seguano un progetto coerente e non fare la rincorsa alle low cost. E anche il governo può dare un suo contributo nel merito».
La lotta alla diseguaglianza si sta facendo seriamente?
«Il reddito di inclusione è positivo, perché interviene direttamente sulla povertà. Buona intenzione, ma con poche risorse. Inoltre, se si pensa che quello sia l’unico strumento necessario, si fanno due errori».
Il primo.
«È andato in crisi il tema dell’universalità dei servizi, se un cittadino può curarsi e un altro no, vuol dire che la diseguaglianza ha prevalso. Penso soprattutto ai servizi per gli anziani, che variano da luogo a luogo anche a causa della centralizzazione delle risorse».
Secondo punto.
«La ricchezza è stata spostata tutta in alto per il primato della finanza».
E il ruolo della politica?
«Combattere la diseguaglianza è la scommessa dei nostri tempi. La politica non deve limitarsi a essere un semplice adattatore alle logiche della finanza».
Un esempio?
«Basta dire che il welfare è solo un costo e non un investimento. Serve un rovesciamento del pensiero che purtroppo non è nelle priorità né dell’Europa né del governo».
Che pensa dell’ultimo valzer delle poltrone nelle aziende partecipate dallo Stato?
«È mancata la trasparenza. Se confermi alcuni manager e ne bocci altri, vuoi dire perché? Leggiamo solo l’esito di un processo di cui non si conoscono le logiche. Una modalità che si presta a interpretazioni».
Qual è la sua?
«Mi preoccupa che qualche cambio faccia pensare a una scelta di un processo di privatizzazione».
Parla delle Poste?
«Può venire il sospetto che ci siano interessi su un asset fondamentale come Poste. Sarebbe interessante capire i criteri del governo. Lo Stato non può occuparsi delle partecipate solo per le nomine e poi disinteressarsene nella gestione».
Alessandro Profumo, un banchiere, al vertice di Leonardo: sorpresa?
«Lo stimo, ma mi chiedo: con questa scelta, quale Finmeccanica ci immaginiamo?».
Nelle vicenda delle nomine sono apparse evidenti le ingerenze dell’ex premier Renzi?
«Parlerei piuttosto della solitudine di Renzi. Della sua convinzione che tutto passava da lui e intorno a lui. Ora si ritrova a non avere idee delle competenze e degli ambiti. È un atteggiamento che poi ti torna indietro sempre contro».
Quali sono i prossimi obiettivi della Cgil?
«Almeno due. Conquistare la carta dei diritti universali del lavoro. E il rinnovamento del sindacato per uscire da una certa autoreferenzialità».
Come si schiera alle primarie del Pd?
«Non mi schiero».
Voterà?
«No».
È sempre stato automatico: il segretario Cgil entra in politica.
«Romperò questa tradizione. Non entro in politica».