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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

«Report non cambierà ma non imiterò Milena». Intervista a Sigfrido Ranucci

Roma «È un’occasione professionale straordinaria ma la responsabilità è pesantissima. Arrivare dopo i vent’anni di Milena Gabanelli autrice e conduttrice di Report, una professionista che è stata candidata persino alla presidenza della Repubblica, è un po’ come guidare l’Inter subito dopo Mourinho».
Sigfrido Ranucci, 55 anni, alla Rai dal 1989 e dal 2006 coautore di Report, gioca la carta dell’ironia in vista dell’esordio di lunedì 27 marzo su Raitre in prima serata. Milena Gabanelli ha clamorosamente scelto di cambiare rotta nell’ottobre 2016 «prima che siano altri a segnalarmi scricchiolii e stanchezze». Dunque nuova sigla, nuova scenografia «ma nella continuità», assicura Ranucci che ha al suo attivo 16 premi giornalistici e un anno e mezzo di vita sotto scorta, tra il 2009 e il 2010, dopo un’inchiesta in Sicilia su Vincenzo Ercolano (rinviato a giudizio per mafia nel 2015 e beni patrimoniali sequestrati per 23 milioni).
Timore del confronto?
«Diciamo che cercheremo di limitare i danni…. Abbiamo una squadra forte, il vero valore aggiunto realizzato da Milena in vent’anni di lavoro. Possiamo contare anche su un pubblico più attento e preparato che ci aiuterà a correggerci, se sarà necessario».
Quasi una citazione di Giovanni Paolo II: se sbaglierò, mi correggerete.
«In qualche modo sì. Il nostro pubblico è in continuo dialogo con noi, ci invia 250 segnalazioni al giorno. In mezzo a molto materiale troviamo spesso pepite d’oro».
Tema d’esordio per la nuova serie senza Gabanelli?
«Ci occuperemo del Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ci occuperemo insomma di ricerca, ma da un’ottica completamente diversa. Cercheremo di capire come vengono spesi ogni anno 1.200 milioni di euro. Un’inchiesta esplosiva: si scoprirà che certi “ricercatori”, finanziati dal denaro pubblico, sono anche “ricercati”…».
Quale sarà la sua cifra stilistica e in cosa sarà diversa da quella di Gabanelli?
«Imitare Milena sarebbe impossibile, oltre che insensato. Abbiamo scelto un nuovo modulo narrativo. Prima c’era solo Milena accanto al marchio, e bastava. Seguendo il consiglio del regista Claudio Del Signore abbiamo rimodulato lo studio, puntando stavolta sulla forza del marchio e su un messaggio legato alla complessità della realtà che raccontiamo».
La nuova linea editoriale.
«Continueremo a parlare di pubblica amministrazione, di banche, grandi multinazionali, e poi Eni, Enel, Poste. Sullo sfondo ci sarà sempre la pista del denaro pubblico. Sono da vent’anni i nostri temi. Difficile fare altro».
C’è chi vi ha accusato di negativismo, di voler sempre e solo raccontare il lato oscuro della realtà…
«Anche noi spesso ci stanchiamo di tirare fuori scandali, è un po’ come guardare una città dai tombini: ti sporchi di fango, ma alla fine c’è sempre un raggio di luce. Le buone notizie? Sono un rischio: quando provammo con le “good news” arrivavano puntualmente segnalazioni che ci mostravano lati contraddittori. Vorrei osservare però che, dopo vent’anni di inchieste, spesso registriamo “patologie” identiche. Segno che le opportunità per riflettere e cambiare, nel Paese, non sempre sono state sfruttate».
Lunedì vi batterete con Montalbano: preoccupato?
«Mi sento tutelato dall’ azienda. Ma vorrei che fossimo tutelati anche dalle fiction che stanno prendendo sempre più piede. Alcuni programmi sono protetti. Noi no».
A chi si riferisce, a qualche importante prima serata magari proprio di Raitre?
«Non è un segreto di Stato. Basta guardare il palinsesto…».