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 2017  marzo 22 Mercoledì calendario

La firma dei 27 Paesi in mondovisione. Per Gentiloni sarà l’inizio della svolta

Non era scontato, perché nel passato non era accaduto: sabato 25 marzo tutti e 27 i capi di Stato e di governo apporranno la loro firma sotto la Dichiarazione del Campidoglio, in occasione del Sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma. Dieci anni fa, in occasione del cinquantenario celebrato a Berlino, una analoga Dichiarazione (peraltro molto generica) fu sottoscritta soltanto dai rappresentanti delle istituzioni europee e anche per questo motivo nelle settimane scorse il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva insistito con i colleghi capi di governo per una formale sottoscrizione da parte di tutti. Con l’idea che il gesto in sé – i 27 capi di governo che, uno dopo l’altro firmano la Dichiarazione – possa conferire un valore simbolico a quella che resta pur sempre una celebrazione e non la firma di nuovi impegni comuni.
Il “prezzo” (relativo) da pagare per ottenere una firma collettiva è stata la rinuncia ad un testo impegnativo su un punto specifico: l’Italia aveva spinto perchè la Dichiarazione contenesse un riferimento esplicito alla «doppia velocità» con la quale in futuro gli Stati membri possano sviluppare diversi livelli di cooperazione. Gli sherpa dei 27 hanno trattato per diversi giorni, ma alla fine più ostici ad una formulazione esplicita (Paesi Baltici e Polonia in testa) hanno spuntato un addolcimento del passaggio dedicato alle cooperazioni rafforzate. Nel testo è stato espunto il passaggio nel quale si diceva che «alcuni di noi possono avvicinarsi, andare più velocemente in alcune aree» ed invece un accordo è stato trovato su questa formulazione: «Agiremo insieme ogniqualvolta sarà possibile, a differenti ritmi e intensità dove necessario, come abbiamo fatto in passato entro la cornice dei Trattati. La nostra Unione è indivisa e indivisibile». Dunque, diversità di ritmi e intensità, e non di velocità.
E così, a fronte dei tre cortei anti-Ue organizzati per la giornata di sabato, resta aperta l’esigenza da parte dell’Italia, di conferire un valore e un senso alle celebrazioni, soprattutto per il grande «pubblico» che seguirà l’evento, via tv, dalle proprie case: saranno presenti le televisioni di cinquanta Paesi di tutti i continenti. E infatti la scommessa di palazzo Chigi è sulla forza evocativa dei discorsi e dalle immagini trasmesse dal Campidoglio. Ma anche dal testo della Dichiarazione comune. E dunque, alla fine il senso al tutto potrebbe venire proprio dalla firma dei 27 su un testo che – come sostiene il sottosegretario alle Politiche Comunitarie, Sandro Gozi – farà emergere due novità di impatto, sia suggestivo che concreto: «Dopo due anni di immagini di divisioni – Grexit, Brexit, i muri di Orban, il Brennero – i 27 in mondovisione sottoscrivono un impegno comune per una Europa della difesa e un’Europa solidale: sicurezza fisica e sociale per i cittadini europei. Può essere l’inizio di una svolta».