La Stampa, 22 marzo 2017
Merkel e la strategia a fianco dell’Italia per stabilizzare l’Africa
Angela Merkel invita ad aver pazienza di fronte alla ripresa degli sbarchi dalla Libia e punta a una soluzione di sponda con l’Italia. «Per contrastare l’immigrazione dalla Libia c’è bisogno di pazienza e perseveranza», sappiamo che «già lo scorso autunno c’erano probabilmente centinaia di migliaia di persone in Libia», ha spiegato ieri la cancelliera al termine di un bilaterale a Berlino col presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré. Servono «sforzi molto decisi per ristabilire l’ordine politico in Libia», la priorità «è rafforzare il premier Sarraj, ma trovare anche una soluzione inclusiva insieme alle forze nell’Est del Paese, sono molto contenta che Egitto, Algeria e Tunisia abbiano preso l’iniziativa, ma non è una cosa che possa essere risolta in quattro settimane», ha notato. «L’Italia si è assunta questo compito in modo molto particolare, in quanto Paese di arrivo dei migranti», la conferenza dei ministri degli Interni di lunedì a Roma «è un importante contributo, al quale dovranno seguire però moltissimi passi».
Parole che evidenziano la convergenza di mosse e interessi tra Berlino e Roma e confermano l’interesse della Germania per una stabilizzazione dell’Africa. Quella di ieri con Kaboré è solo l’ultima di una fitta serie di consultazioni della cancelliera con diversi leader africani: a metà febbraio Merkel ha ricevuto a Berlino il premier tunisino Youssef Chahed, tre giorni dopo ha visto alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il premier libico Sarraj, a inizio marzo ha incontrato Al Sisi in Egitto per parlare di aiuti finanziari, contrasto all’immigrazione e Libia e da lì si è spostata poi in Tunisia, dove ha discusso con Chahed di rimpatri. E un previsto viaggio in Algeria è saltato all’ultimo momento per i problemi di salute del presidente Bouteflika. Un tour de force che dimostra quanto concreta sia la promessa della Germania di porre l’Africa al centro della sua presidenza di turno del G20. E che testimonia un cambio di passo che affonda le sue origini nel 2015 e nell’ingresso di quasi un milione di richiedenti asilo in Germania.
Merkel è convinta che una situazione come quella di due anni fa non può e non deve ripetersi. Sa che per riuscirci è necessario migliorare le condizioni di vita nei Paesi di partenza dei migranti. E ha maturato la consapevolezza che Berlino ha sbagliato, in passato, a lasciar soli Paesi come l’Italia nel contrasto all’immigrazione illegale, rifugiandosi dietro i meccanismi di Dublino e ignorando la necessità di una soluzione complessiva europea. Da tutto ciò nasce una strategia che corre su più binari: c’è il giro di vite sui rimpatri dei richiedenti asilo la cui domanda sia stata respinta; c’è l’affermazione della solidarietà tedesca, con la decisione di accogliere fino a 500 migranti al mese da Italia e Grecia nell’ambito del piano europeo di ricollocamento; e soprattutto c’è la volontà di innescare investimenti nei Paesi di origine, per stoppare alla radice il fenomeno migratorio. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha lavorato a un piano, il «Compact with Africa», finalizzato a migliorare le condizioni per gli investimenti privati in diversi Paesi africani. I primi cinque – Tunisia, Marocco, Ruanda, Senegal e Costa d’Avorio – sono stati invitati lo scorso fine settimana a Baden-Baden al G20 dei ministri delle Finanze.
La strategia tedesca è complementare a quella italiana: se Roma si concentra soprattutto sulla Libia, Berlino punta sulla stabilizzazione dei Paesi di transito verso la Libia. A ottobre Merkel è stata in Mali, Etiopia e Niger, uno Stato, quest’ultimo, ritenuto chiave da Berlino: ogni anno dalla sola città di Agadez passano 150.000 migranti diretti verso la Libia. Anche su questo, ieri, Merkel ha invitato ad aver pazienza: «C’è bisogno di un certo tempo prima che riusciremo a trovare delle opportunità per le persone ad Agadez, in modo che siano poi pronte a contrastare i trafficanti».
La prossima tappa è già alle porte: la Germania, che nell’anno del G20 ha ingaggiato come consulente Paul Collier, un professore di Oxford riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni africane, sta lavorando a una grande conferenza sull’Africa in programma a giugno a Berlino.