La Stampa, 22 marzo 2017
Frau Merkel scommette sull’Africa
La Germania si impegna in prima linea, a livello multilaterale e bilaterale, nella strategia di regolamentazione, contenimento e prevenzione dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo centrale, che investono innanzitutto l’Italia.
Alla fondazione del nuovo gruppo di contatto Europa-Africa, lunedì scorso a Roma, erano presenti, accanto a Berlino, anche Austria e Svizzera: un segno della consapevolezza maturata nell’Europa centrale in merito alla drammaticità della crisi. Dopo la chiusura della rotta balcanica, risultato dell’iniziativa di Vienna in inedito coordinamento con i Paesi dell’area, è urgente affrontare con efficacia la necessità di gestire in comune quella che è la via principale della migrazione verso l’Europa.
Sostegno, dunque, alla stabilizzazione della Libia, aiuto ai profughi sul posto, agevolazioni ed incentivi per il loro rimpatrio.
Ma anche una nuova politica africana, proiettata verso l’interno del continente, imperniata sull’aiuto mirato allo sviluppo, la creazione di strutture ed il «nation building» negli Stati-chiave all’origine delle migrazioni. Punta di diamante di questo rinnovato impegno tedesco è la missione della Bundeswehr in Mali per contrastare il terrorismo islamista. Questo non è, nell’ottica di Berlino, che un primo tassello. Proprio ieri, Angela Merkel ha prospettato l’allargamento della cooperazione intensificata ad un altro Paese centrafricano più che vulnerabile, il Burkina-Faso.
Nelle ultime ore si registrano inoltre due interventi quanto mai significativi. Nella conferenza stampa comune a Washington con il presidente Trump la Cancelliera ha sottolineato che il problema dei migranti non può essere ridotto a una questione di sicurezza, ma richiede soluzioni umanitarie e lungimiranti nell’interesse stesso dei Paesi che accolgono. E il ministro della Difesa, Ursula von der Leyen, ha precisato che il perseguimento dell’obiettivo del 2 per cento del Pnl per le spese militari non deve essere limitato al contributo alla Nato, ma deve includere il finanziamento delle missioni per la pace e la stabilità nelle regioni di crisi.