Libero, 21 marzo 2017
Siamo tutti un po’ maiali
Risale al Neolitico l’addomesticamento del maiale (Sus scrofa domesticus). Gli uomini iniziavano a stanziarsi e così fece il buon suino, che poco si prestava ad un’eventuale transumanza. Sia in Asia, sia in Europa, questo animale discende dal cinghiale selvatico, del quale ha conservato quasi ogni caratteristica fisica ed etologica. Il maiale, oltre ad essere un’ottima fonte di sostentamento, pare venisse utilizzato nei lavori agricoli, come animale da tiro, o sfruttandone gli zoccoli per battere il grano e interrare i semi di frumento nei campi in semina. Secondo alcuni rinvenimenti archeologici padani, il suino superava, come numero di capi di bestiame allevati, pecore e bovini. Se ne può immaginare la ragione: rendeva moltissimo in carne mangiando gli scarti dell’uomo, e poteva essere allevato in condizioni brade o semi-brade.
Attualmente esistono
numerose razze di suini,
solo in Italia ne abbiamo
ben dieci. L’aspetto este-
riore è variabile per ciò
che concerne la pigmen-
tazione della pelle, il tipo
di orecchie e le dimensioni corporee. Tuttavia, vi sono dei tratti morfologici inconfondibili e tipici del maiale. Innanzitutto il pelo, costituito dalle setole, che al tatto si presenta piuttosto ruvido; i piedi sono bipartiti in due unghioni (i maiali appartengono ai mammiferi artiodattili, ovvero con dita pari); la coda, più o meno arricciata, che ricorda un cavaturaccioli. E come dimenticarsi del famoso grugno suino? Si tratta semplicemente del loro naso, sviluppatosi in modo evidente, ma che è funzionale soprattutto per le loro abitudini etologiche. Le narici possono essere tonde o leggermente ovali, la mucosa nasale olfattoria è ricca di terminazioni nervose e permette al naso di agire come una perfetta sonda. I maiali sfruttano principalmente l’olfatto e l’udito per socializzare e studiare l’ambiente circostante. Infatti, essi sono in grado di riconoscere i conspecifici tramite l’odore, annusandosi soprattutto nella zona del ventre. Le femmine riescono a riconoscere il verro (il maschio di maiale intero) proprio dall’odore degli ormoni maschili che emana. Persino i suinetti appena nati, pur potendo muoversi, più o meno goffamente, e vedere, usano l’olfatto per portarsi verso la mammella della madre.
Oltre ad essere perfetti maitres parfumeurs, i maiali sono anche dei gran chiacchieroni: possono emettere più di venti segnali vocali, i cosiddetti grugniti. Ne hanno alcuni per salutarsi, per manifestare paura o dolore (in tal caso diventano veri e propri strilli) o per esprimere piacere in seguito a stimoli tattili. Sono anche in grado di digrignare i denti in caso di dolore cronico. La scrofa “parla” ai suinetti appena nati con grugniti profondi e lunghi, per dire loro che è il momento della poppata e, quindi, indirizzandoli verso la mammella. Il senso del gusto sembra essere altresì marcato in questi animali, prediligendo i cibi dolci e con una giusta quantità di aminoacidi.
Caratterialmente il maiale si dimostra un tipo originale. Da grande esploratore qual è, può trascorrere anche sette ore al giorno grufolando nel terreno alla ricerca di cibo, piccoli insetti o, semplicemente, di un oggetto con cui giocare. Questa intensa attività richiede però un adeguato e meritato riposo: il suino trascorre tre quarti della giornata coricato più di qualsiasi altro animale -, sonnecchiando anche per cinque ore, in quasi completo rilassamento muscolare. Ovviamente, esso non può tralasciare di curare un’adeguata vita sociale. In natura i gruppi di maiali sono di tipo matriarcale, mentre i maschi adulti sono solitari e raggiungono le femmine quando è tempo di accoppiarsi. La società suina è molto precisa per quanto riguarda le gerarchie sociali, che si instaurano precocemente già tra i suinetti appena nati per stabilire l’ “ordine di poppata” tramite vere e proprie lotte fisiche.
I maiali sono, inoltre, molto attenti alla propria igiene personale. Quindi perché definire “maiale” una persona sudicia o dai modi grezzi? Si tratta di un pregiudizio erroneo ed ignorante nei confronti di questo animale, che è così intelligente da scegliersi un’area dove urinare e defecare, mantenendo il resto dello spazio pulito, asciutto e confortevole. D’altro canto, è pur vero che il maiale ama rotolarsi nel fango, quando è disponibile. In modo meno eclatante, noi donne sfruttiamo i suoi poteri per migliorare il nostro aspetto esteriore e correggere piccoli difetti fisici. Anche per lui è una sorta di cura per il proprio benessere: il maiale manca infatti di un ricco sistema di ghiandole sudoripare, quindi cerca di dissipare l’eccessivo calore corporeo tramite i bagni di fango. Usi e costumi dei suini, a quanto pare, non sono così diversi da quelli della nostra società: lotte per il potere, fanghi di piacere, amore per l’ozio e buon cibo... in fondo siamo tutti animali.