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 2017  marzo 21 Martedì calendario

Caro figlio quanto mi costi

ROMA Bello fare figli. Peccato che costino. È come mettersi sulle spalle un mutuo che se va bene dura non meno di vent’anni. Non è stato sempre così. In un passato piuttosto remoto i figli erano risorse, braccia da lavoro. Ma il mondo da tempo non gira più così. E oggi in Italia il primo anno di vita di un bebè costa più di 7mila euro che possono lievitare oltre i 15mila.
Dipende da dove si abita, in città o in provincia e in che tratto dello Stivale. La cifra è di Federconsumatori, che ha messo insieme le spese che vanno affrontate sin dal primo giorno. E che vanno pensate anche prima. Quella della casa (100 mq), per esempio, che l’associazione calcola nella sua lista della spesa. Lunga, si va dai vestiti, alla scuola, dalle spese mediche ai biberon, pannolini, cibo, farmaci, spesso non mutuabili. E che comprende anche quel seggiolino da auto sul quale il bambino arriverà a casa (pena una multa), con la bocca tappata da un ciuccio. Ma i genitori in realtà avevano già iniziato a spendere. Ecografie, test di gravidanza, vestiti premaman, analisi per circa 2.000 euro. E quest’anno, ha calcolato l’associazione, la lista avrà un costo dell’1,2% in più.
Brutta notizia in un Paese, dove la disoccupazione giovanile è alta, gli stipendi al palo e la sicurezza del posto di lavoro sempre più aleatoria. Tant’è che di figli se ne fanno meno. Non è una novità. Sono anni che il tasso di sostituzione demografico (una coppia che fa due bambini non fa che sostituire se stessa nel mondo) è negativo. Ma le cose peggiorano. Il 2016 ha segnato un nuovo record: appena 474mila culle sono arrivate nelle case degli italiani, che infatti diminuiscono. È vero che su tutto si può risparmiare, seggiolone, vestiti, culla possono essere riciclati o acquistati usati. «Quello di Federconsumatori è un po’ un indice arbitrario – spiega Gustavo De Santis, professore di demografia all’Università di Firenze, che nel 2013 ha fatto un ampio studio sul tema – perché ognuno può fare un po’ come vuole, comprare tre vestiti invece di cinque, di marca o no, più o meno giocattoli. Ma il risultato, che ho aggiornato, è lo stesso: 7000 euro l’anno».
Solo che i demografi procedono in modo diverso. «Noi abbiamo preso a riferimento una coppia con un reddito di 30mila euro netti l’anno e l’abbiamo confrontata con una coppia analoga che mette al mondo un figlio. La conclusione è stata che la seconda coppia dovrebbe avere un reddito aggiuntivo del 22%. Circa 7mila euro appunto». E non solo per i primi 12 mesi di vita del bambino. «Almeno per vent’anni, il minimo sindacale. Portarlo a quella età costa 140mila euro. Certo è un valore medio, c’è chi spenderà di più chi meno, chi lo manderà all’università chi no». Raddoppiando invece si “risparmia”. Per il secondo figlio De Santis stima un reddito aggiuntivo del 19%. E se la mamma lavora? «La stima è più difficile, perché se è vero che sale il reddito salgono anche le spese». E sono cifre che non tengono conto di quanto lo Stato già spende.
«Non è vero – sostiene De Santis che lo Stato non faccia nulla. Scuole, sanità, benefici fiscali, detrazioni sono interventi a favore della natalità. Certo per far ripartire le nascite servono più soldi e più servizi. Il modello sono sicuramente i Paesi del Nord Europa». Lontani da noi, ma più vicini degli Usa, dove crescere un figlio, può arrivare a costare molto più.