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 2017  marzo 21 Martedì calendario

Confronto a cinque per l’Eliseo. Macron ribatte agli attacchi di Le Pen

PARIGI Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica i principali candidati all’Eliseo si sono presentati assieme agli elettori in un dibattito a un mese dal primo turno dell’elezione presidenziale. Già il fatto che fossero cinque – su 11 in totale – nello stesso studio televisivo mostra che l’epoca del bipolarismo destra-sinistra è finita.
A trarre vantaggio della crisi dei due partiti tradizionali (Les Républicains ex Ump e il Partito socialista) sono i candidati non a caso in testa secondo i sondaggi: Marine Le Pen, leader del Front National, e Emmanuel Macron, fondatore del movimento «En Marche!».
Marine Le Pen aveva più da guadagnare dal solo fatto di essere presente. Decenni di manovre di avvicinamento ai simboli del potere, e anni di normalizzazione del partito, la vedono finalmente discutere pari a pari con gli altri candidati, e in posizione di forza nei sondaggi.
Marine Le Pen ha cercato un difficile equilibrio: assumere un atteggiamento da possibile presidente, con toni pacati e solenni soprattutto all’inizio, e allo stesso tempo non perdere la sua carica antisistema.
Emmanuel Macron, che si sta affermando come il candidato da battere a pari merito con Marine Le Pen (e secondo qualche sondaggio è ormai davanti a lei anche al primo turno), aveva più da perdere: relativamente inesperto, e sulla carta oggetto preferito degli attacchi degli avversari.
Macron però si è difeso bene, rispondendo con vigore alle insinuazioni portate, a proposito dei suoi finanziamenti, dalla leader del Front National ma anche dal candidato socialista Benoît Hamon. Dopo un inizio molto compassato sui temi dell’educazione giudicata da tutti – ovviamente – una priorità, il ritmo è aumentato quando si è cominciato a parlare di sicurezza e laicità, i cavalli di battaglia di Marine Le Pen.
«L’obiettivo è ridurre a zero tutta l’immigrazione, sia legale sia illegale», ha detto la leader del Front National denunciando poi l’arrendevolezza contro l’avanzata dell’islamismo e del comunitarismo che pretende di imporre alle donne «persino il burqini al quale lei è favorevole, signor Macron».
Il fondatore di «En Marche!» ha reagito immediatamente con decisione: «Non ho bisogno di ventriloqui, so spiegare la mia posizione e non ho bisogno che lei lo faccia per me, signora Le Pen. Ho detto e ripeto che una questione come il burqini deve essere regolata caso per caso dai sindaci e non con una legge. La legge del 1905 sulla laicità è più che sufficiente».
In altre occasioni Macron è stato sfiorato da allusioni, in particolare sui possibili conflitti di interesse tra politici e multinazionali o sul suo essere stato banchiere, e più volte ha interrotto chi stava parlando dicendo ça c’est pour moi, «si parla di me». Ha preteso di precisare e difendersi dagli attacchi fino a mettere in guardia Marine Le Pen: «O lei ha degli elementi in mano contro di me e allora se ne occuperanno i giudici, o sta diffamando e anche in quel caso la giustizia farà il suo corso».
François Fillon è apparso in difficoltà, ai margini del dibattito. La corsa sembra ridursi a un duello Macron-Le Pen.