ItaliaOggi, 21 marzo 2017
La Lega si scaglia contro la scuola senza zaino
Si torna al ’68. «È un tentativo di sovversione del modello scolastico che, in ambito pedagogico, pare attuarsi come applicazione dei sogni frustrati della rivoluzione studentesca». La Lega Nord critica un progetto di scuola senza zaino promosso da un istituto di Cecina, in Toscana.
L’iniziativa, in passato, ha avuto il plauso della giunta regionale presieduta da Enrico Rossi, uno degli artefici della scissione del Pd e della nascita di Democratici e progressisti.
La nuova proposta di formazione è partita nel 2011 e ha concluso la sua prima fase all’inizio dell’anno scolastico in corso, con gli alunni delle elementari che, a settembre, passeranno sui banchi della scuola media. Il progetto dell’istituto Guerrazzi coinvolge 22 classi e prevede la condivisione di spazi e attrezzature, coi bambini che trovano il materiale didattico direttamente a scuola e lavorano in gruppo per rafforzare il senso di comunità.
La finalità principale è quella di «portare i bambini a responsabilizzarsi e a creare accoglienza, di prepararli a gestire le situazioni diverse che si possono presentare anche in contesti extrascolastici attraverso un apprendimento pratico e finalizzato al saper agire», avevano spiegato all’inizio dell’anno scolastico le referenti del progetto, Chiara Nencioni e Grazia Tarchi. «È importante, inoltre, che i bambini trovino un ambiente sereno e positivo, in modo da stabilire relazioni significative».
Il plauso della giunta Rossi era arrivato dall’assessore all’Istruzione, Cristina Grieco, che aveva definito l’istituto toscano «una scuola rock, che esce dal disciplinamento e che si basa sulle finalità dell’educazione, sulla costruzione di comunità, sulla valorizzazione delle potenzialità e della responsabilità, e non una semplice trasmissione di nozioni».
Ora che l’anno scolastico è ormai concluso, ad attaccare il progetto è stata la Lega. «Questa iniziativa, volendo agire sul bambino attraverso simboli e modi fondamentali della sua crescita e della sua cognizione dei rapporti, non fa altro che annullare la sua identità personale, che si ritrova deresponsabilizzato dai propri compiti», ha sottolineato sul Tirreno Chiara Franchi, rappresentante del Movimento giovani toscani ed ex capoufficio stampa del Carroccio di Livorno. «L’alunno viene privato dei fondamentali formativi come, per esempio, l’organizzazione responsabile del proprio lavoro, la capacità di critica e di percezione della singolarità e il riconoscimento dell’autorità. Se viene meno la chiarezza del ruolo educativo è sicuramente indebolito un elemento pedagogico e psicologico fondamentale della conduzione del bambino alla verità».
A proposito degli elogi dell’assessore Grieco, Franchi ha replicato che «le sue parole confermano la destrutturazione che la scuola pubblica italiana sta subendo, nell’ubriacatura generale della sperimentazione fatta sulla pelle dei ragazzi. Certi progetti sono strutturati per non destare sospetti nei genitori e passare per piacevoli modelli di novità».