Il Sole 24 Ore, 21 marzo 2017
Eliseo, primo duello in tv e grande esame per Macron
Prova tv per i candidati alle presidenziali. Grazie ai sondaggi, alle rilevazioni, ai commenti, alle analisi, oggi si conoscerà il giudizio dei francesi – che ieri sera si sono incollati allo schermo per tre ore – sulle prestazioni che i cinque principali aspiranti all’Eliseo hanno fornito durante il primo dei tre dibattiti televisivi che precedono il primo turno del 23 aprile (una novità assoluta, fino a oggi c’era un solo confronto tra i due avversari del ballottaggio).
Ognuno dei cinque aveva ovviamente un obiettivo prioritario. Per la leader del Front National Marine Le Pen si trattava di rassicurare il pubblico sulle conseguenze di una eventuale uscita dall’euro. Che secondo la stragrande maggioranza degli esperti avrebbe conseguenze catastrofiche sull’economia francese e potrebbe scrivere la parola fine all’Unione europea, con un impatto devastante a livello globale. Per l’outsider di questo appuntamento elettorale, l’ex ministro dell’Economia Emmanuel Macron, la sfida era quella di dimostrare di avere una statura presidenziale. Nonostante l’età (39 anni) e la mancanza di esperienza politica (Macron non ha mai partecipato a un’elezione e il suo movimento “En Marche!” è stato costituito meno di un anno fa). Per François Fillon, l’esponente della destra, la scommessa era quella di riuscire a far passare il proprio messaggio politico, di poter esporre il proprio programma, facendo dimenticare – o quantomeno lasciare sullo sfondo – gli scandali e gli scandaletti che ne hanno guastato l’immagine di “uomo onesto e probo” rivelando la faccia nascosta di un personaggio politico troppo attento al denaro e troppo poco al rispetto dei confini tra interesse personale e interesse generale. Infine i due rappresentanti della “gauche plurielle”- il socialista Benoit Hamon e il radicale Jean-Luc Mélenchon, entrambi reduci da una fine settimana di forte mobilitazione dei loro sostenitori – avevano l’esigenza di provare a imporsi come guida di una sinistra in gravissime difficoltà e in forte crisi di consenso.
L’esercizio era particolarmente delicato soprattutto per Macron. Perché è l’unico a non aver mai partecipato a un evento del genere (Le Pen e Mélenchon sono degli “habitués” di questi appuntamenti, mentre Fillon e Hamon hanno già affrontato esperienze analoghe durante le primarie dei loro partiti). Perché il successo ne ha ovviamente fatto il bersaglio di tutti. E perché il suo elettorato sembra essere ancora molto mobile, quindi molto fragile, suscettibile di cambiare opinione anche all’ultimo minuto.
Se infatti i sondaggi gli assegnano ormai stabilmente il primo o il secondo posto – garantendogli (sulla carta) il passaggio al secondo turno insieme alla Le Pen (ballottaggio che sempre stando alle rilevazioni d’opinione dovrebbe vincere a mani basse) – dicono anche che il 75% dei potenziali elettori della Le Pen sono sicuri della loro scelta e non la cambieranno (il 73% per Fillon), mentre questo vale soltanto per il 50% delle persone che prevedono di votare Macron. Potrebbe insomma bastare un fatto qualsiasi – uno scandalo che lo coinvolge, un errore di comunicazione tale da dare l’impressione che possa non essere all’altezza del ruolo – per far cambiare direzione a molte schede e modificare uno scenario che al momento sembra essere abbastanza sicuro.
Non a caso l’ex banchiere d’affari ha tirato fuori dal cappello – alla vigilia del confronto tv e nel giorno della sparatoria di Orly – il tipico coniglio. Con l’annuncio del ripristino di una forma di servizio militare obbligatorio (a vent’anni dall’abolizione decisa da Jacques Chirac, con il passaggio all’esercito professionale): un mese per tutti (uomini e donne) da effettuare nei tre anni successivi al raggiungimento della maggiore età. Misura che certo serve a rafforzare l’immagine del candidato su un fronte, quello della sicurezza e della difesa, sul quale è ritenuto meno convincente, ma apre interrogativi sul suo finanziamento: il costo è stimato in 15 miliardi “una tantum”, cui se ne aggiungono un paio per le spese di gestione operativa.