La Gazzetta dello Sport, 21 marzo 2017
Il segreto di Federer? Ha ridotto all’osso gli scambi
Avevamo salutato un 2016 dominato da Djokovic e Murray con il cuore pervaso di nostalgia per la prolungata assenza di Nadal e Federer. Per fortuna i due sono rientrati. Per alcuni, nel momento migliore della carriera, Roger vinceva per la pochezza degli avversari, per altri adesso trionfa grazie alle crisi e agli infortuni dei primi della classe. Follia pura. Siamo di fronte a un campione che ha superato tre generazioni di tennisti. Non sono gli altri a scansarsi, è lui a impartire lezioni di professionalità, di talento e di umiltà. I continui capolavori tecnici e gli incessanti miglioramenti tattici contribuiscono a far cantare la palla allargando ancor di più il suo mito. Si giova di una perfetta condizione fisica per danzare lieve sul campo, posizionarsi al meglio e liberare con dolcezza il braccio dorato. Per rimanere il più lucido possibile durante tutto l’arco del match ha ridotto all’osso il numero degli scambi e, messo in secondo piano il back, adesso affronta il rovescio in top con una decisione che rasenta la spavalderia. La continua pressione esercitata nella risposta consente a Roger di prendere in mano le redini dello scambio fin dall’inizio destabilizzando i battitori. Raramente supera i 200 km con il servizio ma l’alta percentuale di prime palle, il sapiente uso del polso e la varietà dei tagli gli permettono di fare la differenza con traiettorie chirurgiche. Il rovescio ha preso a sfornare soluzioni innovative. Dopo Miami dovrà decidere la programmazione sul rosso europeo e, dopo aver ascoltato il corpo e la mente, puntare con decisione verso la qualità.