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 2017  marzo 19 Domenica calendario

L’amaca di Michele Serra

IL voucher brucia sul rogo di purificazione che la sinistra vindice ha eretto per celebrare la cacciata di Renzi. Non era Giordano Bruno, era un pezzetto di carta che molta gente usava per legalizzare i piccoli lavori e non frodare l’Inps; e altra gente per aggirare le leggi sul lavoro. Per punire il cattivo uso fatto dai disonesti, il voucher è stato incenerito tutto intero, compresa la sua metà utile e onesta.
Ora in parecchi stanno frugando nella cenere per cercare di capire come faranno, di qui in poi, a pagare in chiaro prestazioni che solo un pazzo o un sadico può considerare passibili di pratiche burocratiche: di qualunque natura esse siano. Esempio concreto: una piccola azienda agricola ha bisogno, per una sola giornata all’anno, di otto-dieci lavoranti per fare il raccolto. Anche prima del famigerato Jobs Act poteva farlo con i voucher. Ognuno vale dieci euro (paga oraria laddove l’agricoltura non è in mano a caporali e schiavisti), sette e mezzo vanno al lavorante, due e mezzo all’Inps. Morti i voucher, si tornerà a pagare in nero, come nelle gloriose tradizioni nazionali. A meno che la Cgil metta a disposizione (gratis) un ufficio che si occupi delle pratiche di assunzione di dieci persone per una sola giornata cadauno. La burocrazia è nemica del lavoro tanto quanto lo sfruttamento.