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 2017  marzo 19 Domenica calendario

In morte di Chuck Berry

Si è spenta ieri alle 1.26 del pomeriggio a Saint Louis, Missouri, la stella di Chuck Berry. La leggenda del rock’n’roll aveva 90 anni. «Erano le 12.40 quando la polizia della contea ha risposto a un’emergenza medica in Buckner Road – si legge su messaggio postato dalle autorità su Facebook —. All’interno della casa, i primi soccorritori hanno trovato un uomo in stato di incoscienza che è stato immediatamente sottoposto a manovre di rianimazione. Inutilmente». L’uomo è stato poi identificato come Chuck Berry. In pochi minuti la notizia ha fatto il giro del mondo lasciando attoniti milioni di fan.
L’influenza di Chuck Berry sulla musica del Novecento è stata incalcolabile. Se Elvis The Pelvis con il suoi movimenti di bacino ha lasciato sul rock un’impronta sexy, Berry è stato il modello per un nuovo genere musicale in cui sposava, ben prima della nascita di Bob Dylan, l’impegno sociale al ritmo impetuoso della musica popolare. Di lui John Lennon disse: «Cantava brani intelligenti negli anni 50 quando gli altri si limitavano a cose tipo “Oh baby quanto ti amo”».
Con la ragazza pazza per il rock di «Sweet Little Sixteen» (1958) diede voce a quelle che sarebbero divenute poi le groupie; due anni prima con «Roll Over Beethoven» aveva raccontato il potere politico del rock’n’roll; con «Rock and Roll Music» (1957) creò una guida per tutte le band che sarebbero seguite, Beatles e Rolling Stones in prima linea.
Ma la canzone che forse più di tutte identifica Chuck Berry è «Johnny B. Goode» (1958), in cui racconta di un giovane chitarrista, la cui madre è certa: diventerà una star: un’archetipo narrativo per gli aspiranti rocker e una delle più belle canzoni della storia della musica, che in seguito avrebbero ripreso musicisti come Keith Richards dei Rolling Stones, Il Beatle George Harrison, Bruce Springsteen e Pete Townsend degli Who. Quando nel 1977, in piena corsa allo spazio, la Nasa lanciò in orbita il Voyager I, tra le canzoni archiviate a bordo che avrebbero dovuto spiegare agli extraterrestri la musica ascoltata sul pianeta c’era anche lei, «Johnny B. Goode». Ed è ancora «Johnny B. Goode» la canzone che Michael J. Fox esegue in Ritorno al futuro (1985), mentre Quentin Tarantino in Pulp Fiction farà ballare un twist a Vincent Vega (John Travolta) e Mia Wallace (Uma Thurman)sulle note di «You Never Can Tell» incisa da Chuck Berry nel 1964 in una delle scene più famose della storia del cinema.
Chuck Berry era nato Charles Edward Anderson Berry a St. Louis il 18 ottobre 1926. Sua madre, come quella di Johnny B. Goode, gli diceva che sarebbe stato un grande: ci vide lungo. Fan sfegatato di blues, swing e boogie woogie, Berry si appassionò ai meccanismi della musica e e ai modi per trasmetterla. Da ragazzo amava smontare a pezzi le radio per poi rimontarle. Imparò a scandire i tempi su uno manuale di chitarra Nick Manoloff: era affascinato dalla progressioni di accordi e ritmi, scoprendo che molte canzoni dovevano molto al Gershwin di «I Got Rhythm».
   Iniziò la sua carriera musicale all’età di 15 anni: durante la scuola superiore andò in scena con una sua personalissima versione di «Confessin’ the Blues» di Jay McShann: non avrebbe mai più dimenticato l’ovazione che aveva ricevuto per quella performance.
Ma nella sua vita non ci furono solo applausi. Nel dicembre 1959 venne arrestato per avere avuto rapporti sessuali con una 14enne che lavorava in un locale di sua proprietà. Riconosciuto colpevole, fu condannato a scontare cinque anni in prigione: fece ricorso definendo la sentenza ingiusta e razzista, ottenendo una riduzione di pena a tre anni di reclusione. Ma quell’arresto fu un duro colpo alla sua immagine: la sua popolarità cominciò a calare, penalizzando non poco le vendite dei suoi dischi. A fine anni 80, Berry ci ricascò: fu accusato di aver installato una videocamera nei bagni delle signore nel suo ristorante «The Southern Air» a Wentzville, Missouri, per spiarle a loro insaputa. Nonostante non venne mai accertata la sua colpevolezza, Berry optò per un risarcimento collettivo in via privata a 59 donne che gli avevano fatto causa.