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 2017  marzo 20 Lunedì calendario

Inps, i revisori denunciano Boeri per danno erariale

Ancora guai per il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Continuano a piovere ricorsi e denunce sulla governance, con forti echi renziani, del “uomo solo al comando”, come l’ha definito con scarsa simpatia il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, applicata all’Istituto nazionale di previdenza sociale dall’economista della Bocconi. L’ultima della serie è del collegio dei sindaci revisori che, a quanto appreso dal Fatto, ha denunciato Boeri alla Corte dei Conti per danno erariale. Al centro delle contestazioni avanzate dall’organismo di vigilanza dell’istituto vi sarebbe l’attribuzione di due incarichi dirigenziali di livello generale, nell’ambito della travagliata riorganizzazione della dirigenza imposta dal presidente, che sta scatenando una forte conflittualità interna a colpi di carte bollate.
Il primo riguarda l’ex capo segreteria di Boeri, Luciano Busacca. Promosso a dirigente di prima fascia, Busacca è stato messo a capo della segreteria tecnico-normativa attraverso la quale passano tutte le iniziative e le proposte provenienti dagli uffici, riferendo direttamente al presidente ed esautorando di fatto la funzione della direzione generale, ricoperta dalla direttrice di fresca nomina (dello stesso Boeri) Gabriella Di Michele. L’altra nomina a direttore finita sotto la censura del collegio sindacale è quella del collega e amico di vecchia data del presidente, Massimo Antichi. Ex redattore de lavoce.info, il think-tank politico economico fondato da Boeri, Antichi è stato direttore generale dell’Enpals fino al 2012, direttore dell’ufficio Studi e ricerche economiche della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) e membro di svariate commissioni ministeriali. Attualmente è anche ad di Sispi, società “in house” dell’Inps. Conosciuto nell’ambiente scientifico soprattutto per alcuni editoriali in cui dava accurate indicazioni all’esecutivo su “come dare un buon governo all’Inps”, Antichi è stato inquadrato come direttore di livello generale a capo dell’ufficio Studi e ricerche, con un contratto esterno. Busacca e Antichi, evidenziano i sindaci, sono stati nominati con un forte aggravio sul costo del lavoro (a conti fatti 340mila euro di aumenti retributivi), senza tenere conto dei dirigenti generali di ruolo in organico e dei titoli e delle esperienze professionali in loro possesso. Eppure Boeri, a seguito della riorganizzazione dello scorso febbraio, aveva parcheggiato ben sei dirigenti di prima fascia in ruoli marginali di studio. Contattata dal Fatto, la portavoce di Boeri precisa che la riorganizzazione decisa dal presidente comporterà un drastico taglio dei costi, fino al 20% nel prossimo biennio ma anche che l’obiettivo è quello di “mettere le persone giuste al posto giusto”, spostando molti dirigenti nelle sedi regionali e provinciali.
Il collegio dei sindaci vigila sull’osservanza della legge e sulla regolarità contabile dell’Istituto. È composto da 9 membri in rappresentanza dei ministeri del Lavoro e dell’Economia. La presidente è Paola Chiari, nominata con decreto del premier. Al ministero del Lavoro sono già alle prese con un’altra grana Inps. Da febbraio il ministro Giuliano Poletti sta raccogliendo “tutte le informazioni necessarie in forza delle quali il Consiglio d’indirizzo e vigilanza non ha approvato il bilancio dell’istituto”. Intanto che Poletti si fa un’idea, l’amministrazione dell’Inps procede in modalità provvisoria applicando “per dodicesimi” il bilancio dell’anno scorso.
Le motivazioni con cui il Civ, dove siedono i rappresentanti di sindacati e categorie degli imprenditori, non ha approvato il Bilancio preventivo per il 2017, non sono di poco conto. I membri attendono ancora risposte sulle cause del disavanzo patrimoniale, previsto quest’anno in 7,8 miliardi, 6,1 miliardi in più del 2016. Le osservazioni del Civ fanno riferimento anche ai 95 miliardi di crediti non esigibili e sulla cattiva gestione del patrimonio immobiliare. Secondo un’inchiesta condotta dal Quotidiano Nazionale, la metà o quasi dei super burocrati dell’Inps guadagna 239mila 800 euro, appena 200 euro sotto il tetto massimo di legge dei 240mila, in pratica tutti con lo stesso premio di risultato.
Le fibrillazioni sulla gestione Boeri investono da tempo anche il Parlamento, dove i rapporti con gli organismi rappresentativi competenti sono ai minimi termini. Il 30 marzo la Commissione della Camera, presieduta da Cesare Damiano, incontrerà le organizzazioni sindacali. All’ordine del giorno la riforma della governance dell’Inps che punta a reintrodurre a capo dell’istituto il consiglio d’amministrazione, dopo che i decreti del 2010 avevano disegnato una gestione monocratica in mano al presidente nominato dal governo a scapito dei rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese, cioè di quelli che pagano.