la Repubblica, 18 marzo 2017
Ma un batterio rischia di sciogliere lo scafo
ROMA A quattro chilometri sott’acqua, al buio, dal 14 aprile del 1912 il Titanic riposa sul fondo dell’Oceano Atlantico. Il suo è forse il naufragio più famoso, cui ha contribuito non solo la scoperta del relitto nel 1985, ma anche il film del ‘97 firmato da James Cameron. Se però dell’affondamento rimarrà imperitura memoria, la nave potrebbe durare altri 15 anni al massimo a causa di alcuni batteri che ne stanno consumando la carcassa.
Come spiega la Bbc, quando l’oceanografo Robert Ballard lo scoprì il relitto era in uno stato di conservazione eccezionale. L’area in cui il translatlantico si era arenato, infatti, non era idonea a ospitare alcun tipo di vita, un fatto che ne aveva rallentato la corrosione.
Poi, anni dopo, lo scafo aveva cominciato ad arrugginire in fretta. Proprio a causa dei batteri che erano stati scoperti nel 1991 dagli scienziati della Dalhousie University di Halifax, in Canada: gli studiosi, infatti, avevano raccolto alcuni campioni di ruggine dallo scafo e li avevano trovati pullulanti di vita. Soltanto nel 2010 gli scienziati della stessa università erano riusciti a dar loro un nome: halomonas titanicae, in onore proprio della nave.
Questi microrganismi hanno la capacità di sopravvivere in condizioni completamente inospitali per la maggior parte delle forme di vita terrestre. Spesso, addirittura, vivono in un ambiente veramente ostile, quello delle saline, in cui hanno imparato a sopravvivere a un problema fondamentale, quello dell’evaporazione dell’acqua.
Come spiegato in uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Nature, infatti, una loro particolare molecola, l’ectoina, è in grado di compensare la pressione osmotica e di consentire loro la sopravvivenza in un luogo tanto difficile.
Non solo: lo stesso studio, che ha utilizzato una tecnica di imaging condotto bombardando i batteri con un fascio di neutroni, ha anche dimostrato che, anziché interferire con l’acqua, l’azione dell’ectoina ne migliorerebbe le proprietà solventi, aiutandoli a mangiare il relitto.
Più l’acqua diventa salata, più gli halomonas producono ectoina, fino a raggiungere addirittura il venti per cento della loro massa. Più ne producono, più sono in grado di deteriorare velocemente lo scafo.
Perciò, un po’ per colpa della naturale corrosione dovuta al tempo, molto invece per colpa dei microbi, nel giro di pochi anni del Titanic non resterà più nulla. Oltre quarantasettemila tonnellate di ferro disciolte in silenzio nel (vero) cuore dell’Oceano.