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 2017  marzo 18 Sabato calendario

Alessandro il banchiere si reinventa manager per amore della politica

«La politica per me è una passione, ma non una missione. Anni fa ho pensato di tentare l’avventura, perché ritengo la politica un mestiere nobile, ma il discorso non è più attuale». Avere avuto la tessera del Pd e votare alle primarie è iniziato a contare per Alessandro Profumo solo dopo la sua uscita da Unicredit. E potrebbe contare nuovamente ora che si fa il suo nome per la guida di un colosso di Stato, l’ex Finmeccanica diventata Leonardo.
Nel 2010, le Fondazioni azioniste di Unicredit, ben radicate nel veneto leghista e nel Nord Italia, lo avevano gentilmente accompagnato all’uscita con un assegno da 40 milioni di euro, perché senza dire niente a nessuno aveva aperto la porta dell’istituto agli arabi della Central Bank of Lybia e della Lybian Authority Investment. Un gesto considerato “arrogante” che cercava di tenere la politica fuori dalla stanza dei bottoni, ma che minava l’autonomia dei soci. Che lo liquidarono in un fine settimana.
Ed è proprio nel 2010 che Profumo viene tentato per la prima volta dalla politica. All’interno del Pd circola il suo nome per arruolarlo tra le file dei possibili futuri ministri o forse anche più. Per due volte, con la giacca del banchiere, Profumo si era messo in fila per votare alle primarie del centrosinistra: la prima nel 2005 quando fu scelto Romano Prodi. La seconda nel 2007, quando la moglie Sabina Ratti (ora presidente della Fondazione Eni Enrico Mattei) si candidò con Rosy Bindi per entrare nell’assemblea nazionale del Pd. E la sua vicinanza ai democratici passa anche attraverso Massimo D’Alema. Nel 2006 il banchiere partecipò a un Forum di Italianieuropei insieme con Enrico Letta che fu soprattutto una celebrazione del ruolo internazionale di D’Alema, allora ministro degli Esteri.
Eppure nel 2010 Profumo non cede e si defila. La politica, però, torna a corteggiarlo due anni dopo per correre al capezzale del Monte dei Paschi di Siena. La Fondazione Mps, da sempre in area Pd e che nel 2012 aveva ancora oltre il 30% del capitale della banca, lo propone come presidente a fianco di Fabrizio Viola. Profumo riceve il testimone da Giuseppe Mussari, in caduta libera, anche lui considerato vicino a D’Alema e che Profumo aveva a sua volta sponsorizzato per diventare il numero uno dell’Associazione bancaria italiana (Abi). Profumo sale in sella, rifiutando lo stipendio da 500mila euro, ma dopo tre anni lascia la banca senza averla risanata. È nel periodo senese, però, che Profumo viene a contatto con l’entourage dell’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, già pronto a candidarsi come segretario del Pd. Nel 2013 partecipa a un convegno dell’Istituto Luigi Sturzo promosso da Yoram Gutgeld, ex McKinsey (la società di consulenza in cui aveva lavorato anche Profumo) nonché stratega del programma economico-sociale del sindaco di Firenze. A fine 2014 Renzi diventa presidente del Consiglio e accompagna la gestione Mps di Profumo per oltre un anno. Collaborano per risanare la banca, ma senza successo, tant’è che Mps è ancora a rischio bail in e attende una ricapitalizzazione dello Stato. In una intervista con Giovanni Minoli, alla domanda su che pensa di Renzi Profumo parla liberamente: «Rivedo in Renzi alcuni dei miei difetti da giovane. È diventato molto potente presto e non ascolta molto». Ora con l’età, Profumo si ritiene più mite e meno impulsivo, doti che potrebbero servirgli per guidare una partecipata del Tesoro.
Di certo non ha un curriculum da manager industriale, nonostante l’esperienza come consigliere Eni, ma non ha pendenze giudiziarie aperte. Per la vicenda Mps e per il caso di usura a Torino ai danni di una società finanziata da Unicredit, è stata chiesta l’archiviazione, mentre resta ancora in sospeso un processo per bancarotta con la ditta Divania. Un processo, a dire il vero, sui generis perché dopo che Profumo è stato assolto dall’accusa di truffa, la procura ha riaperto il caso contestando a Unicredit di aver fatto fallire il gruppo, senza però chiamare in causa l’imprenditore.