Corriere della Sera, 18 marzo 2017
Un valzer per Vanessa
«Ma non siamo d’accordo che quando siamo qui si parla in italiano?». Vanessa Redgrave riassume in una frase, rivolta al marito Franco Nero, un’intera vita. Cinquant’anni insieme («Abbiamo attraversato di tutto») in due case distinte, una a Roma, l’altra a Londra, all’insegna dell’amore e dell’indipendenza reciproca, assecondando scelte e passioni. Come quella che non ti aspetti, il valzer che stasera balleranno insieme ospiti di Ballando con le stelle. «Mi faccio un regalo – dice ridendo —, sarà puro godimento. Abbiamo sempre amato ballare, adoro il valzer. Ma dopo l’attacco di cuore che ho avuto un anno fa, devo stare attenta a non strafare. Da ragazza sognavo di fare la ballerina, è una forma di arte che amo, ho studiato danza classica dai 4 ai 14 anni. Ero brava ma per me era impossibile».
Perché?
«Ma non vede quanto sono alta? Ai miei tempi non esistevano compagnie di danza moderna, con un fisico come il mio era escluso».
Tra poco sarà al cinema con «Il segreto» di Jim Sheridan, dove è una donna rinchiusa per 50 anni in ospedale psichiatrico nella cattolicissima Irlanda, perché considerata una minaccia morale.
«Una donna insieme forte e fragile, come tutti gli esseri umani. Ha la forza spirituale per resistere a un sistema crudele guidato da codici medievali. Un sistema contro le donne. È una sopravvissuta».
Il contesto del film è il clima di omertà che ha circondato a lungo la Chiesa cattolica irlandese.
«È una storia di finzione ma purtroppo è stato il destino di troppe come lei. Un sistema che ha resistito per secoli».
Lei è religiosa?
«Non è che non sono ma sono... Se dovessi iscrivermi a una religione sceglierei quella cattolica. Non sono come mio figlio e sua moglie che sono molto credenti. Per me la fede nella religione non può essere disgiunta dalla fede nella scienza, grazie a cui scopriamo verità inedite. La religione è importante per dare riposte a domande profonde».
Lo stesso personaggio da giovane è stato interpretato da Rooney Mara. Com’è rivedersi in un’altra attrice?
«Io sono Rita a 80 anni, lei da ragazza, sono due donne differenti. Anche io mi sento una persona molto diversa da quella che ero da giovane».
Lei appartiene a un’importante dinastia di attori. La sua nascita fu annunciata in palcoscenico all’Old Vic da Lawrence Olivier durante un Amleto in cui suo padre interpretava Laerte.
«Non mi piace la parola dinastia, preferisco famiglia».
Ha mai considerato l’idea di fare un altro mestiere?
«Da ragazza mi vedevo come insegnante, non so di quale materia. Ma sono innamorata del teatro, anche da spettatrice. Ricordo la meraviglia di guardare Eduardo De Filippo, un vero miracolo».
La sua è una carriera straordinaria, dal debutto con Royal Shakespeare Company al cinema con un Oscar vinto, e la tv. Ma non abbandona il palcoscenico, ha appena fatto un «Riccardo III» con Ralph Fiennes.
«Il teatro allarga le menti, fa riflettere, discutere, combattere. Mi fa piacere notare che la passione per il teatro è molto forte nei giovani».
Cos’è l’Italia per lei?
«Cito una poesia elisabettiana sull’amore: è una cosa che dà gioie e dà ferite. Ormai mi sento un po’ italiana, trovo irresistibile la vostra capacità di fare casa ovunque, di portarvi dietro quello che amate, dal cibo a tutto il resto. La vostra lealtà a certi modi di vivere».
Ha girato un documentario prodotto da suo figlio Carlo Nero, «Sea sorrow», sui migranti.
«Tutta le forze che ho le voglio dedicare al supporto ai giovani profughi non accompagnati, che arrivano da guerre e situazioni terribili e di cui i governi come Ponzio Pilato si stanno lavando le mani. Al pari di altri attori come Benedict Cumberbatch, Keira Knightley mi impegno a favore di Safe Passage, che favorisce l’aiuto a bambini e ragazzi. Noi attori possiamo aumentare la consapevolezza su questi temi».