Corriere della Sera, 18 marzo 2017
Banche Venete, corsa al salvataggio. «Chiediamo subito l’aiuto di Stato»
MILANO L’ufficialità è arrivata ieri in serata: Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno chiesto l’aiuto dello Stato per salvarsi. «Per andare avanti con la fusione e unitamente a un intervento di rafforzamento patrimoniale» i due istituti hanno comunicato a Tesoro, Banca d’Italia e Bce «l’intenzione di accedere al sostegno finanziario straordinario e temporaneo» dello Stato «nell’ambito delle modalità di reperimento dei capitali necessari». Insomma: cercheremo capitali privati – cioè quelli del Fondo Atlante, ammesso che li versi – ma ci servono anche i soldi pubblici.
Il Tesoro interverrebbe utilizzando parte dei 20 miliardi messi a disposizione con il decreto salva-risparmio del 22 dicembre emesso in occasione del salvataggio del Montepaschi. Così come per Mps, la misura richiederà la conversione in azioni dei bond subordinati, pari a 1,2 miliardi, di cui circa 200 milioni in mano ai risparmiatori. È il «burden sharing», la condivisione degli oneri.
Adesso partirà la procedura di fissazione del capitale. Secondo alcune indiscrezioni, a PopVi e Veneto Banca servono circa 5 miliardi di euro. Ma l’ultima parola spetterà nei prossimi giorni alla Vigilanza unica guidata da Daniéle Nouy. Ma innanzitutto sarà necessario che la «ricapitalizzazione precauzionale» – in quanto eccezione al «bail in», cioè alla risoluzione – venga autorizzata dalle autorità. Su questo il confronto tra Roma, Bruxelles e Francoforte è ancora in corso e ad oggi non v’è certezza che l’eccezione sarà concessa. Martedì ci sarà un incontro a Bruxelles tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, responsabile per gli aiuti di Stato. C’è già sul tavolo la partita Mps, ora si aggiunge il doppio dossier veneto. Ma l’alternativa sarebbe drammatica: il bail in potrebbe coinvolgere anche i creditori senior. Le due banche comunque avrebbero i requisiti minimi per accedere alla misura straordinaria, tra quali l’aver fallito lo stress test 2016 solo nello scenario «avverso».
L’entità del fabbisogno di capitale dipenderà anche dall’esito della transazione con gli azionisti: misura fondamentale per alleggerire i bilanci dagli enormi rischi legali, stimati in circa 4 miliardi, per la presunta truffa sul prezzo di vendita dei titoli: l’offerta termina mercoledì 22 ed è condizionata all’80% di adesioni, anche se potrebbe bastare una soglia più bassa. A oggi per PopVi le adesioni sono pari al 49,6% delle azioni, per Veneto al 54%. Gli ultimi giorni saranno decisivi: anche sabato le filiali resteranno aperte.
Appena due giorni fa gli istituti guidati da Fabrizio Viola e Cristiano Carrus avevano inviato in Bce le risposte sui piani industriali «stand alone» sulla base di un aumento di capitale tutto privato, che adesso però è considerato impraticabile. Resta da capire quale sarà l’atteggiamento del socio al 99%, il Fondo Atlante, che dopo i 2,5 miliardi della scorsa estate ha versato a dicembre un ulteriore miliardo e adesso ha in cassa ancora 1,7 miliardi, che però sono utilizzabili solo per l’acquisto di crediti in sofferenza (npl) e non per nuovi investimenti nelle banche. La linea degli sottoscrittori di Atlante 2 non è chiara. Potrebbe profilarsi una soluzione mista Atlante-Stato. Ma la condizione posta dal fondo gestito da Quaestio sgr sarebbe di restare in maggioranza. Intanto l’agenzia Fitch ha declassato il rating di PopVi a lungo termine da B- a CCC, e quello a breve da B a C. Significa «rischio di default».