Corriere della Sera, 18 marzo 2017
Le nuove accuse a Romeo: un corruttore seriale, ha scritto lui i pizzini con la T
ROMA I biglietti recuperati dai carabinieri nella spazzatura degli uffici romani di Alfredo Romeo – pieni di nomi, cifre e sigle vergate in contemporanea con i discorsi intercettati – sono stati scritti dallo stesso imprenditore napoletano arrestato per corruzione. È il risultato della perizia calligrafica disposta dal pubblico ministero della capitale Mario Palazzi (titolare dell’indagine insieme al procuratore aggiunto Paolo Ielo) e depositata al tribunale del Riesame chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori dell’indagato, che avevano messo in dubbio l’autenticità di quelle annotazioni.
I cosiddetti «pizzini», secondo la Procura, costituiscono integrazione e riscontro alle conversazioni registrate dalle microspie nelle quali Romeo pianificava dazioni di denaro in cambio di appoggi per l’assegnazione di alcuni appalti della maxigara da 2,7 miliardi indetta dalla concessionaria pubblica Consip. E tra questi ci sono i due fogli nei quali compare la T puntata («30.000 per mese – T.»)che nell’interpretazione degli investigatori è una conferma alla promessa di soldi a Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier che doveva essere contattato dal suo amico Carlo Russo (il presunto C.R. dello stesso biglietto, accanto alla scritta «ogni 2 mesi 5.000») che dialogava con Romeo.
Soldi promessiNei colloqui intercettati il 14 e il 22 settembre scorso si sentono Romeo e Russo che, al momento di fare i nomi, improvvisamente tacciono mentre si sente il rumore di una penna che scorre su un pezzo di carta. La sera gli investigatori sono andati a frugare nella spazzatura e hanno recuperato le annotazioni divenute un elemento d’accusa a carico dell’imprenditore; le stesse dov’è scritto, sempre da Romeo: «2 incontri quadro tenuti da T. 1 con M. 1 con L.», dove la M dovrebbe indicare l’amministratore delegato Luigi Marroni e la L l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Di qui il sospetto, esplicitato dai pubblici ministeri, che «Alfredo Romeo si sia accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) affinché questi, utilizzando le proprie relazioni e le relazioni di Tiziano Renzi (con il quale lo stesso Russo afferma di aver agito di concerto e al quale parimenti, da un appunto vergato dallo stesso Romeo, appare destinata parte della somma promessa) indebitamente interferiva sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus».
Tra gli elementi messi a disposizione del Tribunale del riesame, la Procura ha inserito anche alcune vecchie sentenze di processi per corruzione e reati affini, a partire dal 1993, conclusi con pronunce di prescrizione dei reati accertati. In particolare ce n’è una del 2000 in cui i giudici scrivono: «Risulta pacifico, sulla base dei fatti accertati in sede di merito, la corresponsione, da parte del Romeo, di somme di denaro agli altri imputati a causa dell’assegnazione dell’appalto».
Prescritto serialeLa tesi degli inquirenti è che Romeo non sia altro che un «corruttore seriale» che è sempre riuscito a salvarsi, da 25 anni a questa parte, grazie alla prescrizione o altri escamotage giuridici. In questa ottica, anche l’ultimo verdetto con il quale è uscito assolto dalla corruzione per cui era stato condannato a Napoli in primo e secondo grado (depositato stavolta dalla difesa dell’imprenditore), agli occhi dell’accusa conferma quella impostazione. Dopo aver stabilito che il reato di corruzione non era configurabile perché la persona che sarebbe stata pagata da Romeo non poteva considerarsi un pubblico ufficiale, la Cassazione ha aggiunto: «Il fatto così come contestato potrebbe configurare il reato di traffico di influenze illecite attualmente previsto», che però all’epoca delle imputazioni napoletane non era ancora entrato nel codice penale. Oggi invece c’è, ed è quello ipotizzato a carico di Tiziano Renzi e Carlo Russo, in concorso con Romeo.