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 2017  marzo 18 Sabato calendario

Grillo azzera le primarie online: via la candidata

GENOVA «Se non capite, fidatevi di me». Così Beppe Grillo ha concluso il post che ieri mattina ha gettato nello scompiglio il Movimento. Il leader dei 5 Stelle ha tolto il simbolo a Marika Cassimatis fresca vincitrice delle Comunarie, le elezioni online per la carica di sindaco di Genova, e ha aperto una nuova votazione in tutta Italia (primo caso del genere).
Quesito: ritirarsi dalle elezioni o presentarsi con il candidato sconfitto, sostenuto dall’establishment ultragrillino, il tenore Luca Pirondini che già aveva fatto fuoco e fiamme per essere arrivato secondo. Consultazione aperta per i militanti in tutta Italia dalle 10 alle 19 e conclusa con 19.959 votanti di cui 16.197 pro Pirondini e 3.762 per il ritiro dalle elezioni (in precedenza si erano espressi 700 genovesi).
Fra il post del mattino e quello della sera tutto un mondo grillino ha vissuto momenti difficili, bersagliato dalle accuse di dispotismo da destra e da sinistra. Grillo in qualità di garante ha spiegato di aver ricevuto «documenti» (non dice da chi) comprovanti che molti dei sostenitori della lista di Cassimatis «hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del Movimento, dileggiando e denigrando i portavoce, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti».
Questa infatti è l’accusa a Cassimatis: di simpatizzare per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti (che l’ha invitata «vieni con noi, le porte sono aperte») e con i numerosi transfughi genovesi. Un consigliere regionale su cinque ha lasciato e in Comune su cinque consiglieri quattro hanno abbandonato il Movimento creando il gruppo Effetto Genova a partire da Paolo Putti, candidato sindaco 5Stelle nel 2012. Pirondini ha suggerito che fuoriusciti «infiltrati» nelle Comunarie abbiano fatto vincere la professoressa. È andata così? «Io non ho votato – dice Putti – anche se avrei potuto farlo perché sono sempre certificato nel blog. Non pretenderanno che mi sbatta per cancellarmi». Mentre la candidata silurata dice di «attendere spiegazioni», parla di «cancellazione di un percorso di democrazia» una cosa è certa: il voto di ieri riporta in scena Pirondini ma non mette fine ai mal di pancia.
Ieri ci sono stati altri abbandoni di militanti mentre i fuoriusciti, da «Radio L’Onta» (ispirata a Radio Londra) sbeffeggiano la mancanza di democrazia interna. «Non so se presenteremo una lista civica – dice Putti – lo faremo solo se sarà utile per la città». E Cassimatis? È a rischio espulsione insieme ai suoi sostenitori. «Non possiamo fidarci di lei al 100 per cento» ha scritto Grillo ed è già una condanna. Così i 5 Stelle che sembravano i primi ad essere arrivati alla meta con un candidato sindaco si sono frantumati in corsa con gran sollievo di Giovanni Toti, governatore ligure di Forza Italia, e anche del Partito democratico impegnato da mesi nella ricerca del suo candidato. A quanto pare arrivata alla fine: vinte le resistenze dell’assessore comunale alla Protezione civile Gianni Crivello, sarà lui a correre per la fascia tricolore.
Erika Dellacasa
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Il leader irritato dalle chat critiche Di Battista però boccia la mossa 
Milano Due pilastri del pensiero di Gianroberto Casaleggio uno contro l’altro. «Nessuna deroga» e «un dubbio, nessun dubbio». Beppe Grillo si è trovato a dover scegliere quale dogma sacrificare: sconfessare il voto online creando un precedente o accettare – appunto – il dubbio di avere un candidato (a suo avviso) non in linea con il Movimento. Dopo due giorni trascorsi tra l’inquietudine e l’irritazione, Grillo annuncia la soluzione con il post che implicitamente («Non lasciamo la mia Genova senza questa possibilità» scrive il garante riferendosi alla presenza di una lista pentastellata) incorona Luca Pirondini candidato sindaco. Causando anche qualche malessere tra i big, come Alessandro Di Battista. Dietro alla volontà del garante di rimuovere Marika Cassimatis ci sarebbero alcuni screenshot. I detrattori della candidata ortodossa avrebbero mostrato al fondatore delle chat in cui lui, il leader, veniva preso di mira dai suoi candidati in pectore. 
Ecco allora la decisione – maturata già nella giornata di giovedì – di intervenire via blog. Un post, quello di Grillo, che ha suscitato perplessità tra la base e tra gli eletti. Diversi sono i motivi. In primis quelli procedurali. Rimettendo in discussione gli esiti di una votazione in Rete, Grillo affida la nuova scelta – se partecipare alle Amministrative con il secondo classificato o non partecipare – agli attivisti di tutta Italia anziché ai soli genovesi. Un punto che va contro l’articolo 2 del regolamento del Movimento («Alla votazione per argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato»). I militanti «ortodossi» della Lanterna chiedono chiarimenti via web. Nel Movimento fanno muro e spiegano che la natura del voto è cambiata. «Grillo in realtà non ha violato il regolamento: si tratta di ratificare una scelta del garante e quindi ne hanno diritto tutti», precisano i Cinque Stelle. E ancora: «Nessuno rinnega la democrazia diretta. Abbiamo riscontrato in ritardo un problema e agito di conseguenza».
Ma le difese d’ufficio (e il silenzio degli eletti sulla vicenda) non bastano a chiudere la discussione interna. Il dietrofront su Cassimatis ha lasciato strascichi anche in Parlamento. Con Di Battista (e non solo lui) eufemisticamente perplesso. «Così si crea un grave precedente», il ragionamento dei dubbiosi. E anche chi si schiera con il leader condividendone la scelta, si pone delle domande sulla modalità. Si teme che il «caso Genova» possa essere ripreso da qualsiasi gruppo mettendo a rischio le votazioni future. 
Un problema in uno scacchiere già complicato in vista delle liste per le Politiche. C’è anche chi mette nel mirino la norma «taglia-correnti», tanto cara al vero braccio del Movimento ligure, la consigliera regionale Alice Salvatore. «Quella norma – spiegano nel Movimento – ha solo il potere di istituzionalizzare le correnti anziché abbatterle: il suo effetto è l’opposto di quello desiderato. E si è visto». Parole come macigni, su una ferita che rischia di essere profonda e avere conseguenze pesanti. Molti, ora, auspicano un coinvolgimento diretto del leader – impegnato da sabato prossimo con il suo show teatrale – nella campagna elettorale genovese per recuperare consensi e provare ad agguantare il ballottaggio. Ma la situazione complessa (e discussa) sul ruolo della base, sulle sue lacerazioni in questa tornata elettorale, lascia spazio anche a qualche sfogo. «Di Battista è perplesso su Genova? – dice un pentastellato – La responsabilità è di chi ha la delega ai meet-up e che in questi anni non ha fatto nulla se non andare in tv». Un riferimento chiaro proprio al deputato romano e a Roberto Fico.
Emanuele Buzzi