ItaliaOggi, 18 marzo 2017
Disastro ecologico: non c’è più
Le emissioni di CO2 sono per il terzo anno consecutivo piatte. I dati sono stati pubblicati oggi dall’Agenzia internazionale per l’Energia, per la nutrita squadra dell’Armageddon ambientale sono un gong. Cosa sta succedendo? L’economia nel 2016 è cresciuta, l’efficienza degli impianti di produzione è aumentata, l’uso di gas naturale al posto del carbone si sta espandendo, nel sistema dell’economia globale sono in corso importanti cambiamenti strutturali. L’era dell’Antropocene non è esattamente il disastro inesorabile previsto dai sacerdoti del clima.
Il titolare di List vi scodella un paio di cose da sapere prima di andare a cena con gli amici green, li conoscete, sono quelli che vi fanno la predica sulla vostra utilitaria a benzina (la loro auto è ibrida e voi siete dei trogloditi) ma dimenticano il carburante che brucia il jet che li scarrozza in giro per il mondo («oh, Sharm, quest’anno, è troppo cool»). Dopo la prima portata a tavola, fate partire il discorso, calmi come angioletti: ladies and gentleman, mentre voi sforchettate tra una mostra di astrattisti e un saggio impegnato sul commercio solidale, là fuori c’è la rivoluzione industriale:
- le energie rinnovabili nel 2016 hanno soddisfatto il 50% della domanda di elettricità mondiale;
- la capacità nucleare mondiale è ai massimi livelli dal 1993;
- la domanda di carbone è calata in tutto il mondo, negli Stati Uniti, motore dell’economia mondiale, nel 2016 è crollata dell’11%;
- il gas naturale nei prossimi anni diventerà una delle principali fonti di energia degli Stati Uniti;
- in Cina le emissioni di CO2 sono diminuite dell’1 per cento, gli impianti sono sempre più efficienti, la domanda di carbone è scesa e l’economia ha continuato a crescere a +6,7%;
- due terzi dei consumi di elettricità della Cina sono frutto di energie rinnovabili;
- in Europa la domanda di gas naturale è salita a +8% e quella di carbone è scesa del 10%;
Mentre gli apparecchiati rumoreggiano, voi partite con il secondo stadio del missile. Che cosa è? Il capitale, market forces, trasformazione del modo di produzione, efficienza. Quando siete arrivati alla frutta (della cena e del dibattito) potete tranquillamente rompere i piatti con l’ultima sentenza da indigestione democratica: la forza primaria di questa rivoluzione in corso è la tecnologia e non la globalizzazione. Mentre il dolce va di traverso alla signora in diamanti e salvate le balene, tirate fuori dalla tasca della giacca Zero to One di Peter Thiel, alzatevi in piedi, andate a pagina 7 del libro e recitate: il progresso ha due forme, orizzontale e verticale. Il progresso orizzontale è la globalizzazione e si risolve nel trasferimento di tecnologia, processo One to Zero. Il progresso verticale è la realizzazione di cose nuove, qualcosa che nessuno prima aveva mai immaginato e prodotto, Zero to One. È quello che fa fare il salto.
Tecnologia. All’arrivo del dolce c’è silenzio, segno che non hanno capito, ma qualcosa nella cristalleria politicamente corretta sta per andare in frantumi. Quello è il momento in cui partite lesti con l’esempio e il disegnino: prendere una macchina da scrivere e farne altre cento è progresso orizzontale, prendere una macchina da scrivere e realizzare un word processor è progresso verticale. Gran finale con le bollicine.
La cena è finita. Non vi inviteranno più, ma da domani, quelli dell’auto ibrid, a quando schiacceranno il pulsante d’accensione cominceranno a ruminare pensosi e accigliati su quello che avete raccontato la sera prima: la rivoluzione industriale di ieri, oggi e domani. Buona clima a tutti.
Minzo, il Pd e la democrazia. Il Pd ieri ha salvato il soldato Minzolini. A destra dicono che è cosa buona e giusta, a sinistra dicono che cosa dicono? Perché il problema non è tra i banchi di Forza Italia, è che quei 19 voti del Partito democratico in Senato sono stati il salvagente del «Minzo» e ora il problema del partito di Renzi è quello di uscire intatto e non strafatto dalla vicenda. La legge Severino per il Pd c’è o non c’è? Perché la storia ha un peso, non si cancella con un tratto di penna o un voto in aula. Contraddizioni. Come si fa a spiegare ai militanti la mossa da sottosopra del canone del progressista politicamente allineato? La rottura con la magistratura è totale, il girotondo giustizialista è archiviato, fine di un racconto e di un mondo. L’assalto dei 5Stelle è in tuta militare ed era logico (le parole di Luigi Di Maio sono da scolaretto che non ha ancora capito come sia facile finire dietro la lavagna, dalla parte del torto, per eccesso di strafalcioni verbali), resta il punto: il soggetto della storia che resta con il cerino in mano è il Pd di Renzi.
Situazione da labirintite acuta: il Pd ha un aspirante segretario che deve affrontare le primarie, un partito dilaniato, un turno elettorale dove la strategia a questo punto sembra quella di perdere meno voti possibile. Metteteci dentro l’abolizione dei voucher, la resa incondizionata con la bandiera bianca mostrata alla Cgil di Susanna Camusso e lo spettacolo ha un titolo pronto: «Indietro tutta». È questa la svolta riformista invaligiata nel trolley del Lingotto? Tanti auguri.
Rex e la Corea del Nord. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha avvisato lo svitato dell’Asia, Kim Jong-un: la pazienza è finita, la diplomazia finora non ha raggiunto alcun risultato, «l’opzione militare è sul tavolo». Ci vediamo al prossimo test missilistico.
È sempre sirtaki finanziario. Si salva o non si salva? Chi? La Grecia.
Il Fondo monetario internazionale non ha ancora deciso che fare con il programma di salvataggio di Atene, ma al Congresso i repubblicani stanno mettendo sotto pressione l’amministrazione Trump per tenere fuori il Fondo dalla partita greca. Cosa succederà? Atene ha bisogno di 7 miliardi, non li ha, e Angela Merkel senza un coinvolgimento del Fmi avrebbe serie difficoltà a spiegare al suo parlamento che la Grecia va salvata lo stesso. La situazione si sta incartando.