il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2017
Juve, ultras e malavita: verso il processo sportivo
Processo sportivo in vista per la Juventus. La Procura della Figc, guidata dal prefetto Giuseppe Pecoraro, si appresta a deferire la Juventus e i suoi dirigenti al tribunale federale. Agli uffici di Corso Galileo Ferraris a Torino non è ancora arrivato nessun avviso, ma potrebbe essere notificato presto agli avvocati in vista dell’avvio di un processo per i presunti illeciti sportivi commessi nei rapporti con gli ultras e nella cessione di biglietti, fatti emersi nell’inchiesta “Alto Piemonte” della Direzione distrettuale antimafia di Torino. Nonostante le memorie difensive degli avvocati Luigi Chiappero e Maria Turco, i procuratori federali vogliono rimettere la questione ai giudici.
A metà dicembre da Roma era partita la “comunicazione di conclusione delle indagini della procura federale” in cui venivano mosse delle prime accuse al presidente del club, Andrea Agnelli, e a tre manager: l’ex direttore commerciale Francesco Calvo (ora al Barcellona, che incontrerà i bianconeri in Champions League), il security manager Alessandro D’Angelo e il responsabile della biglietteria Stefano Merulla. A tutti loro venivano contestate violazioni della norma sui rapporti con i gruppi di ultras, del divieto di contribuire con denaro o “utilità” e delle regole sulla vendita dei biglietti. Ad Agnelli e D’Angelo la procura contesta anche l’introduzione di materiale pirotecnico durante il derby del 23 febbraio 2014, ma non è tutto. Avevano sollevato scalpore le parole utilizzate nei confronti del presidente Andrea Agnelli e del security manager Alessandro D’Angelo, con il riferimento a “incontri con esponenti della malavita organizzata”.
Da due interrogatori davanti ai pm della Procura di Torino, quelli di Rocco Dominello (indagato per appartenenza alla ’ndrangheta) e di Fabio Germani (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), sarebbe emerso almeno un incontro tra il figlio di Umberto Agnelli e lo stesso Dominello, figlio di Saverio (attualmente indagato per 416 bis, già condannato in passato per associazione mafiosa). Ma agli atti non ci sarebbero riscontri e soprattutto, come ha ricordato l’avvocato Chiappero mercoledì durante la sua audizione in commissione antimafia. Il legale bianconero ricorda anche che Rocco Dominello, 40 anni, ex ultrà dei “Drughi” e poi dei “Gobbi”, “era ed è incensurato”: “La Digos non ha mai segnalato la presenza di uno ’ndranghetista alla Procura in questi anni. Doveva accorgersene Alessandro D’Angelo che questo signore aveva una caratteristica diversa da quella di un ultras?”, ha detto Chiappero ai parlamentari. Le indagini su Dominello le ha fatte la Squadra mobile.
Alla commissione antimafia il prefetto Pecoraro aveva spiegato l’inizio dell’inchiesta della Figc e aveva messo le mani avanti: “Parliamo di contatti, non di violazioni”. Poi aveva chiesto la secretazione del suo intervento e a molti presenti era sembrato che il prefetto fosse determinato ad andare avanti con il suo lavoro. Stando al codice di giustizia sportiva la Juventus rischia alcune decine di migliaia di euro di multa, mentre Agnelli può incappare nell’inibizione temporanea dal suo ruolo.
Il presidente vuole difendere il suo operato e vuole farlo pubblicamente, per questo è disposto ad andare davanti alla commissione parlamentare antimafia. Sul fronte della giustizia ordinaria giovedì 23 marzo al tribunale di Torino ci sarà la prima udienza preliminare del processo “Alto Piemonte”, un’indagine ampia che ha rivelato anche l’interesse della malavita nel bagarinaggio dei biglietti della Juventus. Il club, stando a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport il 16 marzo, non si costituirà parte civile. D’altronde i pm della Dda di Torino, auditi a Palazzo San Macuto, avevano fatto capire che, di fronte a un’eventuale richiesta di costituzione di parte civile, avrebbero dato un parere negativo perché non ritengono la società una vittima dei reati contestati a Dominello & Co.