La Gazzetta dello Sport, 18 marzo 2017
Inglese, i gol, il Chievo: «Miglioro ogni anno, diventerò Bobby English»
Il capocannoniere del Chievo Roberto Inglese comincia con una richiesta: «Potete evitare titoli come Lezione d’Inglese o chiave Inglese o giochi di parole simili? Sono un po’ ripetitivi…».
Meglio Bobby English?
«A Carpi mi chiamavano così: mi piace. Dà l’idea di un centravanti della vecchia scuola britannica. Sembro più forte».
Sta vivendo un anno d’oro: 7 gol, i due stage con l’Italia…
«Un’esperienza preziosa, mi sono confrontato con ragazzi di talento come Cataldi, Locatelli o Gagliardini. In partita non ti rendi conto di quanto sono forti».
Cosa le ha detto Meggiorini, uno che conosce bene Ventura?
«Qualche suggerimento utile. Come non andare a pressare il portiere, un movimento che il c.t. non vuole mai vedere».
Tre gol a Di Francesco: bella riconoscenza.
«Cose che capitano: gli devo molto, mi ha lanciato tra i professionisti, facendomi debuttare in Lega Pro e in Serie B a Pescara».
Maran?
«Ha creduto in me fino in fondo: 2 anni fa ha deciso che era finito il momento dei prestiti».
Tra Di Francesco e Maran?
«Festa a Lumezzane che mi ha aiutato a migliorare l’autostima. Dopo Pescara, non ero sicuro delle mie qualità».
Dimentica Castori…
«Figuriamoci: quel Carpi non aveva un gioco spettacolare, ma correva tantissimo».
Vero che Giuntoli voleva portarla a Napoli?
«No, ma non avrei accettato. Non era il momento. Se sei un fenomeno, e non lo sono, devi fare molta esperienza».
Il portiere più forte?
«Sarà scontato, ma dico Donnarumma: elastico, esplosivo nonostante i quasi 2 metri. Impressionante vederlo nel tunnel del Bentegodi».
Il giovane Sorrentino?
«Carisma da vendere».
Un aggettivo per definire il Chievo?
«Solido».
Si dice: il Chievo fa giocare male l’avversario.
«E allora? È un pregio, non un difetto. Prepariamo molto bene la partita e studiamo i punti deboli dell’avversario. Dell’Empoli sapevamo che gioca in verticale e abbiamo chiuso tutte le linee di passaggio».
Ha il 45: come Balotelli?
«No, l’ho scelto perché 4+5 fa 9. Due anni fa dovevo andare in prestito e il numero non mi interessava».
Chi vince la classifica marcatori?
«Belotti. Il più completo, più di Icardi e Higuain».
Cosa è successo il 28 aprile 2015?
«La promozione in A del Carpi: pareggio contro il Bari di Nicola, che mi aveva allenato a Lumezzane. Segno del destino».
E il 20 settembre 2015?
«L’esordio in A contro l’Inter: a Vasto non ci credevano. Non pensavo di farcela».
E il 2 novembre 2015?
«Il primo gol in A contro la Samp: rimessa veloce, Meggiorini mette in mezzo, stop e tocco di destro».
Con l’Empoli il gol più bello?
«Sì, ma anche quello con l’Udinese: da 30 metri».
Che consigli le dà Pellissier?
«Tanti, è la mia guida: prima dell’Empoli, mi aveva detto: “Quando arriva un cross, non è essenziale la forza ma l’impatto col pallone e il tempo”. E infatti il gol è stato esattamente così».
Che consigli dà a Pellissier?
«Non posso, ho segnato un decimo dei suoi gol in A».
Il capitano a 38, Meggiorini oltre 30: il futuro è Inglese.
«Ho il contratto fino al 2020, voglio migliorare poco per volta. Ogni anno sono cresciuto, come categoria, presenze e gol».
È stato frenato da gravi infortuni: due alla spalla, uno al perone.
«Altri si sarebbero depressi, io no. Fa parte del gioco».
Come si vede tra 20 anni?
«A Vasto a gestire uno stabilimento balneare, sono legatissimo alla mia terra (è nato a Lucera, nel Foggiano, ma si è trasferito in Abruzzo a 7 anni, ndr) che ha sofferto così tanto».
Faccia un titolo all’intervista.
«Bobby English vuole diventare sir».
Come un baronetto? Ma ha usato un gioco di parole.
«Dai, l’ultima volta…».