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 2017  marzo 18 Sabato calendario

Fitch taglia il rating a Pop. Vicenza Ora l’istituto rischia il fallimento

Pure la Chiesa è rimasta intrappolata nel crac delle banche del Nord Est. Dove sono evaporati oltre 7 milioni di euro dei prelati. Popolare di Vicenza e Veneto Banca avevano una certa consuetudine con gli enti religiosi, e di altissimo livello. A comprare le azioni di PopVicenza non erano state le parrocchie, ma addirittura due diocesi, quella di Vicenza e di quella di Treviso. A sottoscrivere gli investimenti, poi rivelatisi una clamorosa bufala, sono stati i due vescovi. E adesso cercano di limitare i danni. Sia Beniamino Pizziol sia Gianfranco Agostino Gardin hanno deciso di aderire alla proposta di transazione. Rispetto a quanto avevano investito riceveranno una cifra pari al 15 per cento. «Poco, ma meglio di niente» avranno pensato gli alti prelati. All’appello manca ancora l’adesione della diocesi di Padova che aveva «scommesso» 3,3 milioni. Un po’ meno rispetto ai 4 milioni di azioni di PopVicenza comprati dalla curia vicentina, mentre a Treviso sono stati bruciati circa 4 milioni (2 milioni dalla diocesi e altri 2 milioni dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero) con i titoli del gruppo di Montebelluna. Calcolatrice alla mano, vuol dire circa 11,3 milioni in tutto. Nelle casse degli enti religiosi, dunque, dovrebbero tornare grosso modo 1,7 milioni. Prendere o lasciare. «Lo abbiamo fatto – ha spiegato il Pizziol – per la preoccupazione per il destino dei dipendenti e delle loro famiglie, dopo un’attenta analisi della situazione». La transazione della curia trevigiana segue di pochi giorni l’adesione dei «colleghi» di Treviso e riguarda, come indicano quotidiani locali, circa tremila azioni sulle oltre 26mila detenute. Il ristoro verrà devoluto, ha spiegato la diocesi, a sostegno attraverso la Caritas delle persone più colpite da dissesto bancario. Il vescovo ha definito «sconcertanti» i risvolti della passata gestione della BpVi compresi compensi e buone uscite dei manager. A complicare la situazione, ha pensato ieri in serata Fitch: l’agenzia di rating ha tagliato il giudizio sull’istituto, portandolo da «B-» a «CCC». Il voto galleggiava già in area default (dissesto), ora gli analisti aggiungono «piccole prospettive di recupero». Un declassamento che potrebbe spingere il Tesoro ad accelerare la nazionalizzazione.