Gazzetta dello Sport, 18 marzo 2017
Trump non stringe la mano della Merkel
La Merkel ha reso visita a Trump, ieri alla Casa Bianca, e se è vero che la Germania è la guida del nostro continente, l’incontro deve essere considerato un test mondiale: Stati Uniti ed Unione europea faccia a faccia per la prima volta dopo l’elezione di Donald.
• A Trump non piace l’Unione europea e non è l’unica cosa che non gli piace. Bisognerebbe, forse, farne il catalogo.
A Trump non piace niente, o quasi niente, di quello che ha trovato una volta diventato capo dello Stato. E del resto lo aveva detto già durante la campagna elettorale. Stando fermi a quello che ci riguarda in quanto europei: non gli piace la Nato, che considera obsoleta, ma soprattutto non gli piace un sistema di difesa che carichi la maggior parte dei costi sulle spalle degli Stati Uniti; poi non gli piace il fatto che in Europa esista un’unione di 28 paesi, sia pure ridotta a 27 dall’uscita britannica: preferisce trattare con ciascun singolo stato, coerentemente con il ripudio dichiarato per tutte le intese commerciali esistenti, il Nafta (Usa- Canada-Messico), il Ttip (Usa-Ue, non sottoscritto e ormai abbandonato), il Ttp (accordo Usa-11 paesi del Pacifico); Trump, che ha già ricevuto la Theresa May, si accinge a sottoscrivere, in funzione anti-Ue, importanti trattati con la Gran Bretagna che dovrebbero/potrebbero (ma non lo sa nessuno) banalizzare gli eventuali danni provocati dalla Brexit.
• Non esiste un trattato commerciale mondiale che si chiama Wto?
Sì, il World Trade Organization, vale a dire l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che regola i rapporti commerciali tra i paesi aderenti con l’obiettivo dichiarato di abbattere o rendere sempre meno significative le barriere doganali. Il nostro Trump vuole invece mettere dazi assai pesanti alle merci che arrivano negli Stati Uniti, un po’ per proteggere la produzione interna ma soprattutto per scoraggiare tutti quegli imprenditori americani che piazzano le loro fabbriche all’estero perché all’estero trovano condizioni più favorevoli alle loro produzioni. Trump parla di tariffe supplementari del 20 o addirittura del 30%. Per le auto tedesche prodotte in Messico, il dazio sarebbe addirittura del 35%. Brigitte Zypres, ministra tedesca dell’Economia, ha volutamente ricordato in un’intervista dell’altro giorno che il Wto impedisce dazi sulle auto superiori al 2,5% del prezzo di vendita.
• È di questo che si è parlato nel faccia a faccia Trump-Merkel?
Non solo di questo, ma dietro tutti i ragionamenti alla fine c’era questo. Intanto c’è la storia della stretta di mano: Angela, con una giacca verde, scesa dalla macchina nera che l’ha depositata davanti all’ingresso ovest della Casa Bianca, ha brevemente stretto la mano di Donald Trump, ma quando poi s’è trovata accanto a Donald sul divano dello studio ovale per le fotografie ha chiesto al presidente degli Stati Uniti: «Ci stringiamo la mano di nuovo?». E Trump, cosciente che quella era la foto destinata a fare il giro del mondo, ha tenuto ostinatamente le palme delle mani spenzolanti tra le ginocchia. Poi, in conferenza stampa, ha detto: «Migrare non è un diritto, ma un privilegio e il modo in cui affrontano il problema gli europei non è sicuro». Riferendosi alle questioni militari: «Un’America più forte è nell’interesse del mondo intero». Merkel, più cauta, più prudente, ha definito l’incontro «soddisfacente» e comunicato ai giornalisti l’elenco dei temi trattati: Nato, Olanda, la pace in Ucraina, l’addestramento tedesco in Iraq, la situazione in Siria, la Libia. E sono stati insieme, da soli, per appena un quarto d’ora!
• La traversata dell’Oceano per un quarto d’ora?
La cancelliera s’era portata dietro i numeri uno di tre grandi aziende tedesche: la Siemens, la Bmw e la Schäffler, che fabbrica componenti d’auto. Questi tre marchi, da soli, dànno lavoro negli Stati Uniti a 120 mila persone. La Kanzlerin deve averli esibiti anche a mo’ di monito. Sul lato americano erano rappresentati la Dow Chemical, la Ibm e la Salesforce. Il quarto d’ora è stato riservato al faccia-a-faccia, poi ci sono stati quarantacinque minuti di discussioni tra le due delegazioni.
• Quanti soldi ballano in queste chiacchiere?
L’Europa è il principale partner commerciale degli Stati Uniti e gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale dell’Europa. I due insieme rappresentano il 50% del Pil mondiale e il 30% di tutto il commercio che attraversa il Pianeta. L’interscambio vale più di mille miliardi di dollari, per quattromila miliardi di investimenti e 13 milioni di posti di lavoro. I dazi medi tra le due aree viaggiano intorno al 3%. Merkel conosce di sicuro queste cifre. Trump, speriamo.