Libero, 16 marzo 2017
I Berlusconi hanno scoperto la radio
Lo psicologo Edward de Bono parlerebbe di «pensiero laterale», l’arte del risolvere i problemi prendendoli dalla coda. Ma, per gli operatori dei mass media, il I Berlusconi, Silvio e Pier Silvio, sono vivi, e lottano insieme a noi. Non è un caso che, dopo gli sbatacchi del caso Vivendi/Mediaset Premium (fuciliata che ancora rimbomba nei corridoi di Cologno), Piersilvio B. abbia presentato, il 18 gennaio scorso, a Londra, in pompa magna il «Piano Mediaset 2020» per l’espansione internazionale. E non è un caso che, ieri, lo stesso Pier Silvio abbia annunciato all’universo mondo l’acquisizione da 130 milioni di euro di tre delle principali radio italiane, a cui s’aggiunge la sinergia con le Radio Monte Carlo 1 e 2 di Alberto Hazan il quale, peraltro, si è già approvvigionato di 80 nuovi ripetitori. Radio 105 diventa addirittura una specie di Canale5 dell’etere: la prima emittente in assoluto per quarto d’ora medio, «la currency usata sul mercato per definire gli investimenti pubblicitari»; nonchè la prima per ascolto giornaliero, con i primi tre programmi. RadioMediaset: una corazzata da 4/7 milioni di ascoltatori al giorno per emittente, il 16% dell’intero settore radiofonico. È tanta roba. «Tutti noi di Mediaset abbiamo intrapreso questa nuova attività vivendola come una bellissima avventura» ha detto Piersilvio B. illustrando l’irruzione in un mondo mediatico per lui finora inesplorato e «laterale», per l’appunto. «La radio è un mezzo fresco, estremamente moderno, è un settore cui Mediaset guarda con grande rispetto ma partendo dal presupposto che la radio è la radio e la televisione è la televisione. Nessun stravolgimento, quindi, perché le radio non sono come le tv generaliste, che va dentro di tutto, dallo sport all’informazione, sono mondi molto più verticali, che hanno il loro pubblico».
E, da qui, ecco il chirurgico intervento dell’ad di Radiomediaset Paolo Salvaderi sulla «crescita pubblicitaria del 4,3% nel primo trimestre»; sui «13 milioni di risultato operativo previsto per il 2020» cavalcando trend in ascesa continua; sulle «operazioni speciali», la rivista di Virgin Style Rock e i libri di Maugeri e Bringante; l’esordio di Ter, la nuova indagine per il conteggio dei nuovi ascolti radiofonici. Grande rullata di tamburi, petti orgogliosamente gonfiati verso gli deì dell’audience e del business, insomma. Con un Pier Silvio Berslusconi, solitamente moderato fino all’imbarazzo, che si permette, d’un tratto, duri commenti su Vivendi: «L’accordo rotto da Vivendi è un danno enorme nel bilancio di quest’anno. Con loro non sta andando avanti. Abbiamo a che fare con qualcuno che ha rotto un contratto. Spesso mi si chiede quale sia la soluzione, ma noi siamo qui per lavorare» continua Berlusconi «non la devo trovare io la soluzione, la trovino loro. Non perdiamo tempo su questioni che sono diventate legali». Qualche cronista ribatte che il gruppo francese sia «fiducioso» di una risoluzione della controversia. E lui: «Loro sono fiduciosi? Ma di che? Mi fa sorridere. Il nostro accordo era il migliore possibile. Altri li vedo difficili, comunque non ci sono arrivate proposte. Le autorità si stanno muovendo, ci fa piacere ed è anche doveroso. È un comportamento lontanissimo dalla serietà e dall’etica professionale. Fininvest ha una quota del 40% può crescere del 5% all’anno: la nostra maggioranza è solida». Duro. Durissimo. Anche nello smentire qualsiasi trattativa con Sky per Mediaset Premium.
La sensazione è che la risposta del Biscione alle avverse fortune degli ultimi mesi sia una strategia muscolare. Tipo: sono tornato. E uso oggi la radio per battermi contro i grandi competitor, Rai in primis. Perfino i metodi dell’uomo diventano più spicci. Pier Silvio mazzuola Giuseppe Cruciani reo di non aver rispettato un contratto; annuncia l’intesa con TBCRetecapri per acquisire il canale numero 20 sul telecomando; conferma la compenetrazione tra i suoi media con la piattaforma giornalistica del TgCom di Paolo Liguori che ne attraversa tutte le radio. Apre, solo, tatticamente, all’integrazione societaria tra Ei Towers -controllata con circa il 40% dal Biscionee Rai Way, le due società delle torri: «Due anni fa era stata lanciata un’Opa: siamo ancora convinti che questo sia strategico per il settore e per il Paese». Questa presenza fisica nel regno etereo della radio di Piersilvio è quasi la rappresentazione plastica di una riscossa. Il recupero plateale della scena (che può sottendere riverberi politici)...