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 2017  marzo 16 Giovedì calendario

Metti canto e amore nel gioco delle tre case

Anche se ha come casa il mondo il soprano Cecilia Bartoli ha il suo mondo in tre case. Se fosse una diva pop non ci sarebbe da meravigliarsi ma lei è la regina incontrastata della lirica: sul pianeta della musica classica dieci milioni di cd e dvd venduti sono una cifra impensabile. Ha vinto di tutto: sei Gramophone Music Award, cinque Grammy, una decina tra Echos e Bambi (assegnati dalla critica tedesca) e via con un elenco infinito. Da tempo vive a Zurigo, gran parte dell’anno è a Salisburgo e con il cuore è sempre nella casa di Roma. Quasi una confessione quest’ultima: «È Roma la mia città d’elezione. Per amore mi sono spostata a Zurigo, ho sposato uno svizzero (il baritono Oliver Widmer, ndr). Roma è stata la mia grande fonte di ispirazione, soprattutto quando ho cominciato, quando mi sono avvicinata alla musica. Ho ricordi meravigliosi di Roma. Un posto incantato, e carissimo, è Villa Pamphili, il parco vicino casa mia nel quartiere Monteverde. Quando entri e ti immergi in quell’immenso polmone verde, con il sole tra gli alberi, senti che sei in un luogo straordinario».
La residenza di Zurigo è, invece, quella della vita: «La casa è stare con chi ami, con chi ti ama, magari al ritorno da una lunga e faticosa tournée. Casa è tornare dal tuo uomo, in famiglia, tra gli amici, ma anche godersi le stanze più private, stare tra gli arredi e gli oggetti a cui sono legata». E proprio a Zurigo Cecilia Bartoli colleziona qualsiasi cosa sia appartenuta a Maria Malibran (1808 -1836). «Nella sua fulminea carriera la Malibran ha fatto di tutto; cantava, componeva, scriveva e suonava tre strumenti. Collezionare i suoi oggetti mi ha permesso di conoscere la donna che, in soli dieci anni, ha influenzato il Romanticismo, compositori come Mendelssohn, Bellini, List e anche la moda dell’epoca». E c’è un braccialetto di scena della Malibran che ora è al suo polso ogni volta che sale sul palco: «Mi è stato regalato da amici napoletani (la Malibran, cantante di Rossini, è stata molto a Napoli, ndr). Nel 1835 interpretò a La Fenice di Venezia La Cenerentola di Rossini. In quella parte lei dona un braccialetto al principe, è quello che ho avuto dai miei fan e a cui tengo moltissimo». La casa di Zurigo è anche la casa “dai grandi armadi”, dove lei custodisce i suoi spettacolari abiti di scena: «Spesso sono di Vivienne Westwood; è bravissima nel confezionare corsetti che seguono il corpo e consentono di respirare con agio. Per il dopo concerto, scelgo Armani che ora crea anche per le donne più in carne...».
Dalla Svizzera all’Austria. Il festival più prestigioso d’Europa, quello di Salisburgo, le ha rinnovato il contratto di direzione artistica del ciclo di Pentecoste fino al 2021. Dal 2012 la sua seconda abitazione è lì: «Nella mia casa a Salisburgo sto molto bene. È nel centro storico, è antica ma con arredi modernissimi e angoli veramente suggestivi. Ha una scala bianca che mi richiama all’essenziale e che uso spesso per fare servizi fotografici. Anche la sala, con delle grandi finestre, è tutta arredata di bianco, compresi i divani. Sono a mio agio tra i pezzi di design che si sposano a meraviglia con le ampie e alte camere. Io adoro i palazzi d’epoca, devo sempre ricordare che interpreto sonorità antiche, devo respirare la storia... però amo ugualmente i raffinati e avveniristi designer. Per le case in cui vivo, ho scelto lunghi tavoli, tutti ideati dai creativi di oggi. Un modo di abitare tra passato e presente. Vado a piedi all’Haus fur Mozart, il piccolo Teatro nella Hofstallgasse. È una casa piena di luce; ecco, senza la luce non potrei vivere». E ancora: «Dovunque risiedo, la camera che amo di più è quella dove c’è il pianoforte. A Salisburgo non lavoro mai a casa ma vivo, letteralmente, in teatro. È lì che lavoro alla regia, al piano o al cembalo. Avere tutto a disposizione mi aiuta». Oltre a quello di Salisburgo, Cecilia Bartoli ha realizzato un sogno dal nome fiabesco: la creazione dell’ensemble Les Musiciens du Prince con un cast eccezionale, e il principe Alberto II di Monaco come mecenate. «L’idea è quella di far rinascere il legame tra la musica di Corte e le orchestre di Corte. A San Pietroburgo ho trovato della musiche straordinarie composte per i concerti che si tenevano nelle corti europee». E aggiunge con rammarico: «Ho portato La Cenerentola allo Chateau de Versailles e proseguiremo in giro per l’Europa. Tranne che in Italia. Nel mio Paese non ho nemmeno una data per l’opera di Rossini a 200 anni dalla composizione». Poi esprime un desiderio: «Penso sempre alla Reggia di Caserta, che conosco e che, in tutta onestà, non ha niente da invidiare a Versailles; anzi è di gran lunga più bella sebbene un po’ trascurata. Io ho un sogno: portare La Cenerentola a Caserta o in un’altra Corte in Italia. Chissà che qualcuno non mi ascolti e mi ospiti nella mia terra. Andrei così a Roma a vedere il limone che ho in giardino, a sentirne il profumo. Con la musica che amo tornare a casa mia».