Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 16 Giovedì calendario

Caccia al miele degli dei. L’ultima corsa all’oro della Nuova Zelanda

LONDRA Di sicuro il colpevole non è Winnie The Pooh. L’orsetto delle favole e dei cartoni animati, al massimo, se ne sarebbe portato via una zampata. In Nuova Zelanda, invece, i ladri trafugano miele in quantità industriale. «È la nuova corsa all’oro», dice Laurence Burkin, direttore di True Honey, un’azienda di apicultura a nord della capitale Wellington.
Soltanto negli ultimi sei mesi, la polizia ha registrato 400 furti di api o del loro nettare ambrato. «Siamo convinti che l’aumento di ruberie di questo tipo sia opera di gruppi organizzati», afferma Alasdair MacMillan, un commissario incaricato delle indagini. Non è detto che esista una vera e propria “banda del miele”, ma non è difficile capire perché qualcuno si sia messo ostinatamente a sottrarlo ai legittimi proprietari.
Soprannominato “nettare degli dei”, il miele viene prodotto con risultati apprezzabili in moltissimi Paesi: dalla Cina, maggior produttore e consumatore mondiale, all’Europa, che è al secondo posto. Ma il miele neozelandese è particolarmente rinomato, specie quello che deriva dall’albero di Manuka ( Leptospermum scoparium), considerato il re del settore o almeno uno dei migliori, lodato per le sue proprietà antibatteriche così come per il sapore: non per nulla ne arrivano ordinazioni da ogni continente e tra i suoi fan dichiarati ci sono la personalità televisiva e stella del web Kim Kardashian e il tennista Novak Djokovic. Infatti l’industria del miele locale sta vivendo un periodo di boom: nell’ultimo anno le esportazioni sono cresciute del 35 per cento, generando un giro d’affari da 220 milioni di dollari. E il miele di Manuka ha visto i suoi prezzi triplicare dal 2012 a oggi.
Tutti lo vogliono, incluse le sorelle Kardashian, che ne magnificano i benefici per la salute, nonostante un barattolo costi sei volte di più di un miele convenzionale. «Si fanno soldi facili comprando e vendendo miele», osserva Bruce Robertson, un altro apicultore di Wellington. Ancora più facili, evidentemente, rubandolo. Un chilo di miele di Manuka vale circa 100 dollari e un alveare dello stesso brand 1400. I furti a catena preoccupano la Nuova Zelanda, che rischia di perdere clienti tra gli importatori più ghiotti del suo celebre miele, come Pechino e Hong Kong.
Finora, tuttavia, le autorità non sono riuscite a risolvere il problema. L’apicultore Robertson racconta all’agenzia Reuters che i ladri – paragonati ad una vera e propria mafia – gli rubano sistematicamente uno o due alveari alla settimana: ha speso migliaia di dollari per rafforzare i sistemi di sicurezza intorno alle sue arnie, ma con scarsi risultati. Le forze dell’ordine, riporta la stampa, sono impegnate a migliorare le tecniche di investigazione in questo campo e a creare una banca dati sui movimenti delle arnie in tutto il paese. Winnie The Pooh suggerirebbe di chiedere una mano alle api stesse per difendersi dai ladri: in ogni alveare ce ne sono da 30mila a 80mila e farle arrabbiare non è una buona idea. Ma la banda del miele, a quanto pare, sa come trattare con i puntuti insetti.