la Repubblica, 16 marzo 2017
Il nuovo processo penale
I termini restano congelati ma soltanto per 36 mesi
Compromesso sulla prescrizione. Che non soddisfa affatto i magistrati. Dopo il processo di primo grado le lancette della prescrizione si fermano, ma solo temporaneamente, non si bloccano definitivamente come avrebbero voluto le toghe. Per 18 mesi durante l’appello e per altri 18 mesi in Cassazione i tempi di prescrizione restano congelati. Il bonus vale soltanto per gli imputati.
Sono stati necessari mesi di trattative e decine di incontri tra Pd e Ncd per raggiungere il compromesso. Che riguarda anche una prescrizione speciale per i reati di corruzione e induzione che spesso vengono scoperti con molto ritardo dai fatti: la prescrizione sarà pari al massimo della pena più la metà anziché, come oggi, il massimo della pena più un quarto. Su questo protestano gli avvocati e il ministro Costa minaccia di votare contro alla Camera.
I pg potranno “scippare” i fascicoli dormienti
Avocazione. Parola che evoca antiche censure. Il ddl Orlando autorizza le procure generali a “scippare” i fascicoli ai pubblici ministeri che, dopo i due anni d’indagine consentiti dal codice, non arrivano alle richieste per gli imputati, archiviazione o contestazione del reato, entro tre mesi, ma si tengono ancora il fascicolo sulla scrivania.
Consentita una deroga, su richiesta, fino a sei mesi, 15 mesi invece per i reati di mafia e di terrorismo, ma non di corruzione. Per i centristi di Ncd si tratta di una norma sacrosanta, per l’Anm di un cavallo di Troia, che spinge il segretario del sindacato dei giudici Francesco Minisci, toga di Unicost e pm a Roma, a dire: «Questa norma porterà alla prescrizione migliaia di processi e tutte le procure si paralizzeranno, con furgoni carichi di fascicoli che viaggeranno da un ufficio all’altro senza speranza di essere trattati».
Aumentano le pene per ladri e rapinatori
Non mancano le contraddizioni. Come quella che riguarda, da un lato, l’aumento delle pene minime per furti, scippi e rapine, nonché per il reato di voto di scambio politico-mafioso, ma dall’altro il mancato inserimento di una disposizione specifica sul divieto di concedere l’accesso al rito abbreviato, che comporta un considerevole sconto di pena, per chi commette reati gravi.
Un ddl ad hoc era stato approvato alla Camera praticamente all’unanimità, ma è finito triturato nel calderone dei 37 ddl confluiti, al Senato, nel processo penale. Si assiste così alle pene minime che crescono per il furto in casa (3-6 anni), per il furto aggravato (2-6 anni), per la rapina (4-10 anni), per il voto di scambio (6-12 anni), mentre per un omicidio sarà ancora possibile chiedere il rito abbreviato e il conseguente sconto. Per giunta il ddl della Camera è ormai inutilizzabile.
Limiti all’uso degli ascolti passa la norma D’Addario
I magistrati non saranno più del tutto liberi, com’è stato fino ad oggi, di utilizzare le intercettazioni nei loro provvedimenti. Nella delega – che il governo approverà in tre mesi, dopo il lavoro di una commissione in cui saranno presenti anche i procuratori più importanti – sarà indicato dettagliatamente cosa potrà essere utilizzato degli ascolti per motivare le misure e cosa invece dovrà rimanere riservato e non essere conosciuto dalla stampa. Tutto il materiale che non riguarda persone indagate o comunque coinvolte nelle inchieste non potrà “entrare” nei provvedimenti, né tanto meno rimanere nel materiale investigativo messo a disposizione delle parti. Ne consegue un’evidente stretta alla pubblicazione. Un nuovo reato punito fino a 4 anni, battezzato norma D’Addario, è previsto per chi registra conversazioni abusivamente.
Il software che spia i cellulari off limits per la corruzione
Entrano ufficialmente nei codici i Trojan horse, i captatori informatici che, a distanza, possono essere attivati su un cellulare e trasformarlo in una centrale di registrazione audio e video. Ma le regole sono molto strette. Anche fin troppo. Visto che la futura delega prevede che il Trojan possa essere utilizzato per i più gravi reati di mafia e di terrorismo – come aveva previsto l’avvocato generale della Cassazione Nello Rossi in una recente sentenza – ma non per i reati di corruzione. Alla luce delle tante inchieste, inserire anche la corruzione sarebbe stato un segnale importante. La delega prevede modalità d’uso molto severe. Il software spia non potrà essere automaticamente attivo, ma avviato dopo un’autorizzazione specifica, e solo qualora si abbia il fondato sospetto che in quello specifico luogo si stia compiendo un’attività criminosa.
Via alle sezioni psichiatriche ma è subito polemica
Nel “potpourri” ecco due capitoli sulle carceri e sui futuri ospedali psichiatrici, anche se la dizione è “Rems”, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Lì dove finiranno, come scrive la stessa via Arenula, «i condannati per cui sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto». Accanto ai Rems ci saranno anche sezioni specializzate degli istituti penitenziari.
Un’associazione come Antigone, da sempre attenta al mondo delle carceri, definisce «gravi e pericolose» queste disposizioni e chiede alla Camera di cambiarle perché sarebbe un modo di riaprire, sotto altro nome, gli ospedali psichiatrici giudiziari. Buon lasciapassare invece per le misure sul carcere, su cui molto ha puntato Orlando, destinate a riscrivere l’accesso alle misure alternative, il diritto al lavoro, le detenute madri, la sessualità dietro le sbarre, la libertà di culto per gli stranieri.