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 2017  marzo 16 Giovedì calendario

L’alcol, il segreto di Ben

«È come il sole: quando splende su di te si sente, ma quando splende altrove lascia il freddo. E un’ombra profonda». È il ritratto in chiaroscuro di Ben Affleck – luce e buio, scintillio e oscurità – dipinto dalla (forse) ex moglie Jennifer Garner e che riflette l’immagine di un uomo la cui vita sembra sempre più aderente a quel Batman che ha interpretato di recente, un supereroe tormentato e umanamente fallibile.
Cade e si rialza. Cede e si ravvede. Come questa volta. Ben Affleck ha rivelato di aver completato un percorso di riabilitazione per la dipendenza dall’alcol e ha spiegato che ora vuole «vivere la vita al massimo» ed essere «il miglior padre possibile». «Voglio che i miei figli sappiano che non bisogna provare vergogna nel chiedere aiuto quando se ne ha necessità – ha scritto l’attore 44enne sul suo profilo Facebook —. Questo è stato il primo di molti passi verso un recupero totale». Come dire: la salita è lunga, ma se non altro è finita la discesa.
La noia del successo che trova sfogo nell’eccesso. Non è il primo attore dello star system hollywoodiano a confessare debolezze che diventano dipendenze, fragilità che cercano facili vie d’uscita, insicurezze che si trasformano in legami tossici. È accaduto a Zac Efron bruciato dall’improvvisa popolarità di High School Musical e finito – reo confesso – in rehab per smettere con la cocaina. Davanti a soldi e fama non è facile rimanere verticali e si rischia di cadere orizzontali: ne sa qualcosa Daniel Radcliffe maghetto di Harry Potter, ma anche stregato dalla bottiglia dove annegava illusioni e delusioni. Mentre Robert Downey jr. ha combattuto insieme i due mostri (alcol e droga) che avevano fatto precipitare la sua carriera. Salvo poi rialzarsi e ripartire, diventare quasi d’acciaio – ma la ruggine è sempre dietro l’angolo – come il suo Iron Man.
La vita di Ben Affleck è sempre stata un’altalena, un ottovolante, prima su, poi giù, quindi di nuovo su, tornanti e rettilinei, giorni di sole e pioggia. In parallelo con la carriera, dove ha alternato cose buone a meno buone, commedie dimenticabili e blockbuster, film disimpegnati e impegnati, Daredevil e L’amore bugiardo, Batman v Superman e Argo (dove era anche regista) che gli ha portato l’Oscar per il miglior film.
Affleck si era già sottoposto ad un trattamento per combattere l’alcolismo nel 2001. Anche allora «confessò»: «Tornavo da un weekend folle a Las Vegas, ho realizzato che dipendevo dalla bottiglia». Gli tolsero la pubblicità di una birra – come alcolista pentito non era un testimonial credibile – e si mise a bere solo Coca Cola.
Per un po’ di anni ha retto. Poi ci è ricascato. Ora vuole di nuovo uscirne: «Ho la fortuna – ha scritto ancora su Facebook – di avere l’amore della mia famiglia e degli amici», sottolineando il sostegno della madre dei suoi figli, Jennifer Garner.
Anche la vita sentimentale è stata a scosse e riprese; frenate, urti e ripartenze; fulmini e bruciature. Fidanzate sempre da copertina, non sia mai. Prima Gwyneth Paltrow. Poi Jennifer Lopez. Quindi l’altra Jennifer, Garner. Era il 2005, i sorrisi, i confetti, tre figli, la baby sitter, che oltre a prendersi cura dei bambini, si prese cura di lui. Fine del matrimonio forse (le pratiche legali del divorzio, avviate nel 2015, sono state ritirate) e probabile ricorso alla bottiglia, la cattiva compagna che lo fa deragliare.
Gli errori l’hanno aiutato a capire se stesso e il cinema che vuole fare: «Gli eroi solo positivi sono noiosi. Piuttosto sono interessato a come far uscire la parte migliore di noi nonostante la tendenza a fare la cosa sbagliata».