Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 16 Giovedì calendario

Matteo morto a 19 anni e la causa di beatificazione. «Mostrava Dio ai giovani»

CITTÀ DEL VATICANO «È difficile vivere nel mondo quando la fede ci dice che non siamo del mondo». Matteo Farina era nato ad Avellino e viveva a Brindisi, amava lo sport e la chimica, suonava la chitarra e cantava in una band, si era innamorato (ricambiato) di una ragazza, Serena.
Aveva dieci anni quando annotò sul diario un sogno nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2000, Padre Pio da Pietrelcina che gli diceva: «Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice, devi farlo capire agli altri, in modo che potremo andare tutti insieme, felici, nel regno dei cieli». Ne aveva tredici quando un mal di testa atroce lo portò fino ad Hannover, in Germania, la prima diagnosi del tumore al cervello, e lui scriveva: «Abbattersi non giova a nulla, dobbiamo invece essere felici e dare sempre gioia. Più gioia diamo più gli altri sono felici. Più gli altri sono felici più siamo felici noi».
Sei anni di lotta, tre interventi chirurgici. Matteo è morto il 24 aprile 2009, a diciannove anni. Il mese prossimo, proprio il 24 aprile, nella cattedrale di Brindisi si chiuderà solennemente il «processo diocesano sulla vita, le virtù, e la fama di santità del Servo di Dio Matteo Farina»; durante la cerimonia, presieduta dall’arcivescovo Domenico Caliandro, verranno messi i sigilli alla documentazione raccolta nella diocesi – scritti, testimonianze – e la pratica andrà in Vaticano per la causa di beatificazione e canonizzazione.
Certo questi processi sono lunghi, richiedono anni. Si rivedranno le carte, si risentiranno i testimoni.
Ma la storia di Matteo Farina è già un fenomeno straordinario, tra i fedeli. Un’associazione a suo nome, gruppi di preghiera, un sito internet, profili su Facebook e Instagram, la Via Crucis con i suoi testi nella parrocchia di San Lorenzo, a Brindisi.
Moltiplicata sui social network – con l’hashtag #matteodonodidio —, si diffonde la fama di santità per «una vita breve ma impeccabile ed eccellente», la vita di un ragazzo nato in una famiglia profondamente credente per il quale «la fede è aggrapparsi a Dio per diffondere la sua Parola» e che di sé scriveva: «Spero di riuscire a realizzare la mia missione di “infiltrato” tra i giovani, parlando loro di Dio (illuminato proprio da Lui); osservo chi mi sta intorno, per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore!».
Il senso dell’amicizia, il carattere aperto, «la pura offerta di sé». La postulatrice della causa, Francesca Consolini, ricorda una frase: «Vorresti gridare al mondo che faresti tutto per il tuo Salvatore, che sei pronto a soffrire per la salvezza delle anime, a morire per Lui». Alla sorella disse: «Sorridi Erika, preghiamo con gioia, i cristiani sorridono sempre, sorridi».
Gli ultimi giorni Matteo Farina non poteva più parlare. «Alla domanda della mamma di offrire la sua grande sofferenza per la salvezza delle anime, fece cenno di sì con la testa e con gli occhi».