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 2017  marzo 16 Giovedì calendario

«Estorsioni ai rivali in affari». Cosentino condannato a 7 anni

NAPOLI A metà novembre dell’anno scorso l’ex uomo forte di Forza Italia in Campania Nicola Cosentino fu condannato a nove annui di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri si è concluso davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo per la vicenda che gli procurò il secondo arresto, ed è arrivata un’altra condanna: sette anni e sei mesi per tentata estorsione e concussione con l’aggravante mafiosa. Stavolta nel procedimento il nome Cosentino compariva tre volte, perché oltre all’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, erano imputati pure i suoi fratelli Giovanni e Antonio, condannati ieri a nove anni e sei mesi il primo e a cinque anni e quattro mesi il secondo. Prescritto invece il reato di falso contestato all’ex prefetto di Caserta Maria Elena Stasi.
La vicenda della quale si è dibattuto a Santa Maria Capua Vetere risale ai primi anni del Duemila, quando l’imprenditore Luigi Gallo provò ad aprire un distributore di benzina a Villa di Briano, un paese del Casertano, terra cioè dei Cosentino e della loro ricchissima azienda di famiglia, la Aversana Petroli. Con quel distributore Gallo avrebbe in qualche modo intaccato la totale egemonia che i Cosentino avevano nel settore e perciò gli crearono mille ostacoli fino a costringerlo a rinunciare al suo progetto. Ostacoli sintetizzati benissimo in un discorso che a Gallo fece Giovanni Cosentino, per spiegargli come funzionavano le cose da quelle parti: «Chi ha più forza quello spara», gli disse. E spiegò: «Dove ci vuole la politica c’è mio fratello Nicola; dove ci vogliono i soldi ci sto io e dove ci vuole la forza c’è pure la forza». Era un avvertimento fin troppo facile da interpretare, ma le indagini dei carabinieri di Caserta raccolsero anche molti altri elementi che la Procura ritenne validi per chiedere l’arresto dell’allora esponente politico e dei suoi fratelli e che, alla luce della sentenza di ieri, hanno retto alla prova del processo.
L’inchiesta, avviata dai sostituti procuratori Antonello Ardituro e Filippo Vanorio (Ardituro è poi stato eletto al Csm e non ha seguito il dibattimento, dove è subentrato il pm Alessandro D’Alessio), partì da una denuncia presentata da Gallo, che riferì agli inquirenti delle minacce subite dai Cosentino e delle difficoltà che questi riuscivano a creargli per indurlo a rinunciare all’impianto di Villa di Briano. Il lavoro investigativo che scaturì da quella denuncia fece emergere il quadro di potere assoluto riconducibile ai Cosentino nella provincia di Caserta. Il oro rapporto pressoché paritario con i più importanti clan della camorra casalese e il totale controllo che avevano su funzionari pubblici e amministratori locali.
Con il processo giunto ieri alla sentenza di primo grado (e quindi destinato comunque a proseguire negli ulteriori gradi di giudizio) non si esauriscono i procedimenti a carico di Nicola Cosentino, che nello scorso giugno ha ottenuto di scontare agli arresti domiciliari la prima condanna. Altri nove anni di carcere sono stati chiesti nei suoi confronti nel processo scaturito dall’indagine sulla realizzazione – in realtà mai avvenuta – di un centro commerciale sempre nel Casertano. Doveva chiamarsi Il Principe, e sarebbe servito per riciclare il denaro del clan Zagaria.