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 2017  marzo 16 Giovedì calendario

L’economia americana cresce. La Fed alza i tassi d’interesse all’1%

Washington L’aumento del tasso di interesse americano è confermato. Un quarto di punto percentuale: sale dalla fascia 0,5-0,75% a quella dello 0,75% -1%. La manovra della Fed, annunciata e spiegata ieri dalla presidente Janet Yellen, era largamente attesa dai mercati. Nessuna sorpresa. Ma la stretta della banca centrale sarà comunque graduale e programmata fin d’ora: entro l’anno ci saranno ancora due rialzi; poi altri tre nel 2018. Il tasso dovrebbe attestarsi sul massimo dell’1,5% alla fine del 2017 e con la prospettiva di arrivare al 3% nel 2019.
Janet Yellen si è presentata nella consueta conferenza stampa in versione iper prudente. Donald Trump e molti repubblicani nel Congresso temono che la politica monetaria possa diventare, già nel breve periodo, un serio ostacolo per la linea espansiva, fondata sul taglio delle imposte e su un piano massiccio di investimenti pubblici.
Per una curiosa coincidenza Trump e Yellen hanno parlato nello stesso momento. Il presidente in un comizio a Nashville, la numero uno della Fed a Washington.
Ma Yellen ha sfruttato in pieno il vantaggio tattico offerto dal suo ruolo istituzionale. Ora può aspettare e vedere che cosa produrrà in concreto l’amministrazione: «Troppo presto per valutare come la politica economica potrebbe alterare lo scenario. Al momento qualsiasi previsione sarebbe solo una speculazione». Yellen ha rivelato di aver avuto un «breve incontro con il presidente Trump» e di aver incontrato anche «un paio di volte» il ministro del Tesoro Steven Mnuchin, con cui ha avuto «una buona discussione sull’economia e sulle regole».
Yellen, dunque, rimanda il confronto con il governo. Si limita a una risposta di maniera anche su protezionismo e commercio internazionale: «Complicato stabilire gli effetti dell’eventuale imposizione di dazi doganali più alti. Se il dollaro dovesse apprezzarsi in modo significativo, ci sarebbero pressioni al ribasso sull’inflazione».
Per il momento, dunque, Yellen resta saldamente all’interno del suo perimetro istituzionale. Offre spiegazioni, analisi. Il quadro internazionale «migliora» anche se restano «rischi molto seri», legati ancora ai Paesi emergenti. Più sereno il panorama nazionale che consente ai cittadini americani di avere «fiducia»: i due obiettivi fondamentali sono di fatto raggiunti. Il tasso di inflazione si sta riportando verso il 2% e il livello di disoccupazione a febbraio era pari al 4,7%, una percentuale fisiologica. Però anche nell’economia americana restano aree di fragilità.
Yellen insiste, per esempio, sulla necessità di incrementare la produttività per consolidare la competitività delle industrie statunitensi. È sembrata un po’ più aperta all’idea di favorire la ripartenza dei consumi, purché nella cornice «di prezzi sotto controllo». La salita graduale dei tassi attenua, ma non interrompe un ciclo di denaro facile. Tuttavia Janet Yellen osserva i mercati finanziari e dice di «non essere preoccupata per lo sviluppo di pericolose bolle speculative». La presidente della Fed osserva, invece, con apprensione i programmi di Trump e Mnuchin sulle regole di Wall Street. Yellen difende la legge Dodd-Frank, introdotta nel 2008, che ha separato la raccolta del risparmio dagli investimenti speculativi. «È una riforma importante perché ha significativamente rafforzato l’opera di supervisione», ha concluso Janet Yellen.