Corriere della Sera, 16 marzo 2017
Jesse Klaver, 30 anni. Verde multietnico un po’ Obama e un po’ Trudeau
L’Aia Dalla parte opposta rispetto a Wilders, quadruplica i seggi il giovane Jesse Klaver, leader della sinistra eco-sociale. I due estremi però non si toccano. Se Wilders, oltre al ciuffo, ha la stessa voglia del presidente Trump di andare contro tutto e tutti, il trentenne Klaver pare un clone di Obama: inclusivo, buonista, capace di infondere speranza e per di più con una storia personale di riscatto razziale simile a quella dell’ex presidente Usa. Klaver è il prototipo del nuovo olandese multicolore, cresciuto a sussidi statali, borse di studio e case popolari da padre marocchino (assente) e madre per metà indonesiana. Bello, con i riccioli scomposti, le maniche arrotolate e la parlantina seducente, come il Renzi prima maniera o il premier canadese Justin Trudeau che pure gli somiglia nel sorriso da pubblicità.
«Smettiamola di parlare degli immigrati. Non c’entrano con la crisi o con i tagli al welfare. Sono le paure della destra ad aver cancellato anni di tolleranza e libertà, non quattro stranieri». Klaver non ha imbarazzi identitari, ma una fede nel multiculturalismo. Nessuna sudditanza verso austerità e dogmi del bilancio, ma il coraggio di denunciare il Fisco di Amsterdam, troppo favorevole alle corporation. «Ci siamo dimenticati dell’eguaglianza, i ricchi sono oggi troppo ricchi e i poveri troppo poveri» dice. Più sinistra di così.
Per Klaver hanno votato anche i delusi dei laburisti, i dipendenti pubblici, quella classe media che nel turbo liberismo ha intravisto un rischio per i part time, gli assegni agli studenti, l’assistenza sanitaria, le pensioni dei figli. Le sue ricette appaiono incompatibili con le diverse sfumature di liberismo che potrebbero formare un terzo esecutivo guidato da Rutte. Se opposizione dovrà essere, la sfida per Klaver sarà aver più influenza culturale di Wilders.