16 marzo 2017
APPUNTI DENTRO IL PALAZZO 17 MARZO
• Il Senato vota contro la decadenza di Minzolini. Lui ha annunciato comunque le dimissioni.
• Il rapporto della Guardia di Finanza: nel 2016 triplicati gi appalti irregolari.
• A margine del processo Stato-mafia, oggi Nino Di Matteo ha parlato del suo trasferimento all’Antimafia, deciso ieri sera dal Csm: «Non è una fuga o una resa, sono qui per combattere la mafia».
• Andrea Orlando: «Temo altre scissioni nel Pd. Moriremo riformisti» (intervista a Panorama).
***
Minzolini, il Senato vota contro la decadenza
Il Senato ha votato contro la decadenza di Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia. L’esame della relazione su elezione contestata a Minzolini, ex direttore del Tg1 della Rai, condannato per peculato in via definitiva per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali, era cominciata in mattinata con la relazione della senatrice Doris Lo Moro (Mdp). La giunta per le Immunità di Palazzo Madama aveva consegnato all’assemblea un parere favorevole alla decadenza del senatore azzurro per sopravvenuta incandidabilità.
Nel suo intervento in aula Minzolini, affermando di essere "vittima di una vicenda kafkiana", aveva detto: "Qualunque sia l’esito del voto un attimo dopo rassegnerò le dimissione da senatore. Dopo però non prima perché voglio appunto che il Senato si esprima su un caso che io considero, con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura, una grande ingiustizia".
"Alla fine di questo calvario", aveva aggiunto "sono convinto che la battaglia intrapresa vada al di là della mia persona". "Sono convinto che - aveva proseguito - certe incongruenze rappresentino occasione per fare punto sulla giustizia e la democrazia nel nostro Paese". Poi Minzolini aveva sottolineato che "queste battaglie per essere efficaci" devono essere "sterilizzare da interesse personale. Debbono essere solo battaglie di principio".
***
Nino Di Matteo all’Antimafia dopo "anni di veti". Assicura: "Non è una fuga o una resa, qui per proseguire lotta alla mafia"
"Vorrei subito precisare che il mio trasferimento nella Procura nazionale antimafia non è una fuga, o una resa". Così il pm Nino Di Matteo, a margine del processo sulla trattative Stato-Mafia, parla per la prima volta del trasferimento alla Procura nazionale antimafia, decisa ieri sera dal plenum del Csm. "Ho fatto la domanda per la Dna per cercare di continuare a dare un contributo alla lotta alla mafia. Mi sono occupato di queste vicende per 25 anni, in due Procure di frontiere come Palermo e Caltanissetta. Ma ultimamente non ero più messo nelle condizioni di potere lavorare a tempo pieno su inchieste delicatissime che, a mio parere, richiedono un tipo di impegno totalizzante".
Il pm, ripetutamente minacciato da Cosa Nostra, spiega che "negli ultimi anni sono stato costretto a conciliare la delicatezza e la gravosità di certi impegni, come il processo sulla Trattativa, con la necessità di occuparmi di centinaia di procedimenti che riguardano reati comuni come furti e piccole truffe. Questa situazione non poteva continuare all’infinito. Soprattutto, negli ultimi tre anni, stava diventando paradossale, con l’accentuarsi di una situazione di rischio nei miei confronti e della mia famiglia. Ho ritenuto che la scelta della Direzione nazionale antimafia fosse quella più utile per cercare in futuro - aggiunge il pm Di Matteo - di dare un contributo soprattutto sulle vicende su cui ho sempre lavorato, a Palermo e a Caltanissetta. Spero anche in futuro di potere avere un ruolo anche nel percorso di approfondimento nella ricerca della verità sulle stragi e su tutto quello che è accaduto nel ’92 e ’93. Sui rapporti alti della mafia con la politica e con il potere in generale".
Il Processo sulla Trattativa non finisce qui, "io stesso ho chiesto, dopo avere saputo della proposta della Commissione del Csm, al procuratore di Palermo e al procuratore nazionale antimafia l’applicazione per potere finire il processo sulla Trattativa e anche qualche indagine collegata alla Trattativa Stato-mafia, perché reputo questo un dovere. Io sono stato quello, con il dottor Ingroia che ha iniziato le indagini. Con i colleghi Tartaglia, Teresi e Del Bene abbiamo affrontato un percorso difficile, irto di ostacoli anche strumentalmente posti lungo il nostro cammino. Reputo doveroso tentare di concludere il mio sforzo, perché la mia non è una fuga ma una scelta per potere continuare a occuparmi di mafia".
Non manca la denuncia nelle parole di Nino Di Matteo. "Sulla mia nomina alla Direzione nazionale antimafia in questi anni ci sono stati i veti di alti esponenti istituzionali" afferma, ricordando le diverse bocciature alla sua candidatura da parte del Csm. "A prescindere dal valore professionale altissimo dei colleghi che mi sono stati preferiti in altre circostanze - dice - resto convinto che in passato ci sia stato qualche veto e qualche pregiudizio, anche da qualche alto esponente istituzionale che ha pressato perché la mia domanda non fosse accolta. Questo è quello che penso. Mi auguro che non sia accaduto ma ho qualche elemento per ritenere che possa essere accaduto". Alla domanda sul perché ci sia stato qualche veto sulla sua nomina in Dna, Di Matteo risponde: "Questo non lo può chiedere a me, ho delle mie idee".
***
Pd, Orlando: temo altre scissioni, morirebbe partito riformismi
Pd, Orlando: temo altre scissioni, morirebbe partito riformismi "Mi assilla l’idea che possa incrinarsi la scommessa del Pd" Roma, 16 mar. (askanews) - "Non vorrei che la dinamica che ha portato alla scissione ne possa produrre delle altre. Un conto è avere Landini, alla propria sinistra, un altro è avere qualcuno con il tuo stesso percorso riformista, per quanto incazzato con te. Se chi volesse uscire dal Pd, domani, trovasse un succedaneo lì, bello pronto, magari non ci penserebbe due volte. Allora, l’idea fondante del Partito democratico di mettere insieme tutte le culture riformiste, morirebbe". Lo afferma il Guardasigilli e candidato alla segreteria dem Andrea Orlando, in una intervista a Panorama. E’ colpa di Renzi la scissione? "E pure loro (quelli che se ne sono andati, ndr). Ma l’incomunicabilità è diventata un fatto. E il segretario è segretario sempre", osserva Orlando. Bersani e D’Alema possono portare via voti al Pd? "Non mi assillano quei tre voti. Mi assilla l’idea che alla lunga possa incrinarsi la scommessa del Pd", conclude Orlando. Vep 20170316T102105Z