La Stampa, 16 marzo 2017
Un uovo libero per un nuovo inizio
I grandi amori, come qualsiasi storia, si possono raccontare solo se hanno una fine. E si riconoscono perché ci fanno scoprire qualcosa in più di noi stessi e dell’altro, spesso quando è troppo tardi. Ho passato tre anni con una donna che non ha mai cucinato per scoprire, fuori tempo, che era una grande cuoca: riflessiva, precisa, curiosa, sensibile. Mi ha lasciato una ricetta che voglio regalarvi, perché è geniale nella sua banalità, perché è un piatto con cui aprire un pranzo in un grande ristorante, perché ha a che fare con un nuovo inizio. «Metti le uova nell’acqua tiepida. Nel frattempo porti a ebollizione dell’acqua in una pentola e quando bolle ci butti parecchio sale, che aiuta a non far rompere le uova, e ce le immergi delicatamente, con un cucchiaio, due alla volta, una dentro un piccolo colino in modo che non sbatta contro l’altra. Attendi 5 minuti e 15 secondi, poi le tiri su e le metti sotto a un getto di acqua fredda per 1 minuto. E le sgusci. Si conservano in frigo per qualche giorno». Quando siete tristi, con un coltellino affilato, tagliate qualche millimetro di calotta agli apici dell’uovo e poi sezionatelo trasversalmente, così che le due metà stiano in piedi sul piatto. L’albume sarà bianco, lucido e sodo e conterrà un tuorlo dorato, bavoso, intenso e liscio. Aggiungete aglio rosso spremuto, pepe, fiori di rosmarino, rafano grattugiato, un fiocco di sale. E sarete di nuovo felici, perché è nell’uovo libero l’inizio di qualsiasi storia.
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