il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2017
Contractors russi in Libia e la strategia alla siriana
Dici contractors e subito il riferimento è alle compagnie private americane. Errore. Qui lo scenario è la Libia, e i soldati privati vengono dalla Russia. Breve riassunto: il generale Khalifa Haftar ha riconquistato i principali terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra. Se n’erano impadronite le Brigate di difesa di Bengasi (Bdb), che l’uomo forte del Parlamento di Tobruk indicava come alleate al governo di Tripoli. Nel contempo proprio a Tripoli, il premier al-Serraj ha avuto la sua dose giornaliera di sparatorie dei dissidenti (vicini a Tobruk); il portale Alwasat ha scritto che gli scontri si sono verificati martedì in quartieri occidentali, sono state usate anche armi pesanti, molte scuole sono rimaste chiuse, alcune famiglie hanno dovuto lasciare l’area. L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Kobler, ha fatto appello a un “immediato cessate il fuoco a Tripoli”.
Torniamo alla tattica dell’Orso russo perchè il pantano libico somiglia sempre più a quello siriano. Il sito Middle East Eye, dopo aver consultato fonti diplomatiche egiziane e statunitensi ha pubblicato un articolo in cui sostiene che forze speciali di Mosca – una ventina di uomini – sono atterrate in una base aerea dell’Egitto occidentale, vicino al confine con la Libia. Anche la Cnn ha fornito informazioni sul fatto che aerei da ricognizione americani hanno individuato un aereo da trasporto russo e un grande drone in una base nell’Egitto occidentale. Tutti hanno smentito: il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha detto di non essere al corrente di un’eventuale presenza di forze speciali in Egitto, mentre il Paese arabo ha negato la presenza di un contingente russo sul suo territorio.
Ma i russi in Libia – la notizia non era sfuggita alla Reuters – erano arrivati ben prima, e se ne sono già andati perchè avrebbero concluso la loro missione. Non l’esercito del Cremlino, ma i contractors della Rsb: società che fornisce servizi di sicurezza, dalle scorte di convogli alla vigilanza sulle navi, alle operazioni di sminamento. Il presidente della Rsb è Oleg Krinitsyn, ex ufficiale che ha servito in Tagikistan, al confine con l’Afghanistan. Intervistato dalla Reuters sulla missione in Libia, il dirigente ha ammesso senza fornire particolari che i suoi sono stati impegnati fino alla fine di febbraio in una operazione di sminamento di siti industriali vicino a Bengasi, zona liberata dagli estremisti islamici dal generale Haftar. Alla domanda se il Cremlino fosse a conoscenza di questa attività, Krinitsyn ha risposto che le parti “si sono consultate”. Ovviamente il governo di al-Serraj non avuto facoltà di parola. Il presidente della Rsb ha tenuto a precisare alla Reuters che il lavoro dei suoi specialisti ricadeva sotto un accordo commerciale e che non erano lì per combattere, anche se pronti a rispondere ad un attacco. Resta il dato di fatto: prima il generale Haftar ha firmato un mese e mezzo fa sulla portaerei russa che tornava dalla Siria, un accordo per ottenere aiuti da Mosca; poi sono arrivati i contractors, infine è la volta di un’avanguardia di forze speciali, mentre l’alto ufficiale di Tobruk riconquista i pozzi e nega qualsiasi punto d’incontro col governo di Tripoli, sempre più in affanno.
Leggi Libia e ti viene da dire Siria, dunque, perchè sembra che si stia ripetendo lo stesso schema; la Russia, così come gli Stati Uniti, negli scenari di guerra moderna non disdegna l’utilizzo di contractors e la stessa situazione si è creata per dare man forte all’alleato di Damasco, anche se Mosca ha sempre negato. A dare per primo la notizia, alla fine dello scorso anno, è stato il Wall Street Journal: una delle compagnie operative è stata il Gruppo Wagner, dal nome del suo comandante; secondo alcune fonti, Wagner è un ufficiale del Gru, i servizi segreti russi; i contractors avrebbero avuto ruoli determinanti a Palmira e in molti quartieri di Aleppo per cacciare i jihadisti. Segni di riconoscimenti, la maglia a righe orizzontali dei corpi speciali sotto la divisa e la stella di San Giorgio.
Che il Cremlino stia replicando uno schema per approfittare in Libia – proprio come in Siria – dell’inefficienza della strategia occidentale, ormai convince anche le alte sfere dell’esercito Usa. La Cnn ha riportato la testimonianza del generale Thomas D. Waldhauser, capo del comando Usa Africa, davanti al Senato: “La Russia sta tentando d’esercitare l’influenza sulla decisione finale riguardante chi e quale entità avrà l’incarico di governare la Libia”. Domanda del senatore Lindsey Graham, riferendosi ai russi: “Stanno tentando di fare in Libia quello che hanno fatto in Siria?”. Risposta del generale: “Sì, è un buon modo per descriverlo”.