ItaliaOggi, 16 marzo 2017
L’Isis minaccia anche la Cina
Anche la Cina è esposta allo jihadismo globale. Adesso i terroristi dell’Isis fanno appello agli Ouïgours, una minoranza turcofona e sunnita che abita la regione autonoma ouïgoure dello Xinjiang, in Cina, ai confini con l’Asia centrale (l’ex Turkestan orientale) per colpire l’ex Impero di Mezzo.
Gli jihadisti vogliono sfruttare il risentimento dei musulmani dello Xinjiang, vittime della repressione. La regione dello Xinjiang è in preda a violenze cicliche. Turcofoni e musulmani sunniti, gli Ouïgours, che nell’area sono 10 milioni e costituiscono la maggioranza degli abitanti, vivono male l’autonomia di facciata che ha accordato loro il partito-stato cinese che non manca di fare campagne contro le loro pratiche religiose: dal velo al rispetto del ramadan alla costruzione delle moschee, secondo quanto riporta il quotidiano francese Le Monde.
I terroristi dell’Isis hanno realizzato un video dove dei combattenti ouïgours, tra i quali anche bambini, sono pronti a versare fiumi di sangue in Cina.
Questo nuovo appello dello Stato Islamico conferma la volontà dell’organizzazione jihadista di attirare quanti più Ouïgours possibili. E soprattutto di fare concorrenza al suo grande rivale, Al-Qaeda, nelle cui fila si sono infilati i combattenti ouïgours del partito islamico del Turkestan (Tip) che sta mostrando un interesse crescente per l’Isis in mancanza di azioni di Cina, secondo quanto ha dichiarato a Le Monde Jacob Zenn, specialista di jihadismo alla fondazione americana Jamestown di Washington.
Il Tip ha preso parte negli ultimi mesi al tentativo dei ribelli di distruggere Aleppo, in Siria. Secondo gli oppositori siriani il villaggio di Zanbaq sarebbe diventato un’autentica colonia di Ouïgours.
La questione va oltre il teatro di guerra siriano. Nello Xinjiang le dimostrazioni di forza delle autorità cinesi nelle ultime settimane hanno avuto il loro culmine con un impressionante spettacolo di forza militare il 27 febbraio, il giorno della diffusione del video dell’Isis. Il nuovo segretario del partito diello Xinjiang, Chen Quanguo, ha passato in rassegna 10 mila truppe, invitandole a distruggere i terroristi, prima che queste partissero per le regioni intorno al deserto del Taklamakan, dove l’80% della popolazione è ouïgours.
E questo dispiegamento avviene in un momento di calma in Cina, ma solo relativa se si pensa che a metà febbraio degli Ouïgours hanno ucciso cinque Hans, l’etnia prevalente in Cina.
Inoltre, Chen Quanguo ha messo in piazza un imponente dispiegamento di forze di polizia senza precedenti e ha potenziato le misure di sicurezza nello Xinjiang come il fatto di incidere su ciascun coltello il nome del proprietario e di imporre un Gps a tutte le auto. E ha confiscato il passaporto degli Ouïgours. Una mossa che è diventata un grande motivo di risentimento per essi in conseguenza dei controlli molto stretti cui sono sottoposti quando viaggiano.
I rinforzi di polizia segnano il ritorno a soluzioni di tipo militare per combattere il terrorismo a rischio di estraniare la popolazione, secondo Amnesty International di Hong-Kong. Misure più severe rispetto a quelle che furono prese da Pechino dopo gli attentati del 2014. Tuttavia, bisogna comprendere che per Pechino la posta di Xinjiang, come il Tibet, è una delle più strategiche per il potere cinese.