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 2017  marzo 16 Giovedì calendario

In Olanda vince Rutte, fermata l’avanzata di Geert Wilders

Gli exit-poll di ieri sera ci dicono che Mark Rutte è tranquillamente in testa nelle elezioni politiche, e il suo avversario più temuto, cioè Geert Wilders, è parecchio distante. Il primo, se gli exit-poll saranno confermati, potrebbe conquistare 31 seggi. Il secondo si fermerebbe a 19. Ma c’è un ma.  

Prima del “ma” sarebbe bene sapere in che parte del mondo ci troviamo. Olanda?
Olanda, bravo. Sono le elezioni per il Parlamento. S’è votato ieri dalle sette e mezza del mattino fino alle nove di sera. 13 milioni di elettori. Gli olandesi ospitano un milione di musulmani su una popolazione di quasi 17 milioni di abitanti. Per timore di incursioni nei sistemi elettronici i conteggi si faranno a mano e i risultati ufficiali arriveranno tardi, forse addirittura la prossima settimana. Nessuno s’è mai occupato delle elezioni politiche olandesi, fino ad ora. Senonché, alla vigilia, si accreditava Geert Wilders, ferocemente anti-europeista e anti-musulmani, di un successo clamoroso, capace di collocare lui e il suo partito al primo posto. Gli exit-poll direbbero che questo non è successo. A parte il “ma”.  

Sentiamo questo “ma”.
Gli exit poll sono il risultato di interviste agli elettori raccolte subito fuori dei seggi. La gente potrebbe aver mentito, votare Wilders può apparire vergognoso. L’uomo definisce il Corano un libro peggiore del Mein Kampf di Hitler, vuole uscire dall’Europa con un referendum, blocco all’immigrazione, via soprattutto i marocchini, forte sostenitore di Israele e di Trump. Non è razzista e difende i diritti degli omosessuali, anzi proprio la difesa dei diritti degli omosessuali rovescia il suo atteggiamento intollerante nei confronti dei musulmani: sono loro gli intolleranti - è il discorso di questo leader politico - dunque combattendoli combatto la loro intolleranza in difesa della nostra tolleranza. Alla fine di questo modo di ragionare c’è il concetto che è in atto, tra noi e loro, uno scontro di identità, vale a dire uno scontro di civiltà. Una sorta di partita finale.  

Wilders sarebbe quel tizio tutto biondo, direi ossigenato, persino belloccio...
Sì, l’uomo è un originale: il suo partito, Partito delle libertà, non ha iscritti, l’unico iscritto è lui. Vive nascosto perché i musulmani, effettivamente intolleranti, vogliono ammazzarlo come hanno ammazzato Theo Van Gogh nel 2004. Il suo vero antenato politico è Pym Fortuyn, che giudicava letale l’apertura dei confini olandesi e voleva porre fine all’immigrazione (senza però espellere nessuno degli stranieri già residenti). Per il resto, Fortuyn, omosessuale dichiarato, era difficilmente collocabile davvero a destra. Assassinato nel 2002 da un ambientalista olandese, il suo elettorato è quello che adesso appoggia Wilders, il quale ha aggiunto, all’anatema di Fortuyn contro l’Islam, la volontà fermissima di uscire dall’Europa, la cosiddetta Nexit, da realizzarsi dopo un referendum. Mi pare che comunque il referendum non si farà.  

Anche se alla fine i risultati reali dovessero rovesciare il verdetto degli exit-poll?
Mi pare difficile che Wilders, in ogni caso, possa guidare un governo. Corrono 28 partiti, e almeno la metà di questi entrerà in Parlamento, dato che la legge pone lo sbarramento allo 0,67% dei consensi. Non vi saranno formazioni con la maggioranza assoluta e, in ogni caso, bisognerà perciò formare un governo di coalizione. Nessun partito, alla vigilia, s’è dichiarato disposto ad allearsi con Wilders. Piuttosto, l’alleanza di governo uscente è formata dai liberali moderati di Mark Rutte e dai socialdemocratici, o laburisti, di Lodewijk Asscher. Proprio i laburisti hanno registrato un crollo e non raccoglierano più di otto seggi, mentre hanno guadagnato molto i Verdi di Jesse Klaver, figlio di un marocchino e di una indonesiana. Alla vigilia Klaver rispondeva ai giornalisti con questo simpatico slogan: «Bisogna entrare nel seggio col sorriso e uscirne con la speranza». Il successo di Klaver, se confermato dai dati finali, trasformerà la non-vittoria di Wilders in una sconfitta.  

Se ricordo bene anche in Austria il candidato di estrema destra alla presidenza della Repubblica è stato battuto, alla fine.
Già. Il voto olandese era considerato il calcio d’inizio di una partita in quattro tempi. Il secondo tempo è l’elezione del presidente della Repubblica francese, con Marine Le Pen arrembante. In settembre si gioca il terzo tempo in Germania. Qui, il cattivo di turno è la Alternative für Deutschland, altra formazione anti-immigrati e anti-Europa. Poi, a febbraio 2018, si voterà da noi. Gli spauracchi in questo caso sono addirittura due, Grillo e Salvini. So già che lei vorrebbe sapere se lo scontro con Erdogan, che voleva tener comizi tra i turchi d’Olanda per farsi approvare la nuova legge costituzionale che lo trasformerà in dittatore (e il premier Rutte glielo ha impedito), ha favorito i liberal-moderati o Wilders. Direi senz’altro i liberal-moderati, Rutte ha ben resistito al presidente turco.